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La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.

Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.

L’art. 47 della nostra carta Costituente costituisce l’impronta sociale che riveste l’intermediazione creditizia nel nostro Paese. Le enunciazioni verbali del top management di tutte le realtà creditizie in Italia, ed Intesa Sanpaolo in primis, ribadiscono questo concetto in ogni occasione pubblica.

Ma qual è la realtà, il vissuto quotidiano degli addetti nell’affrontare quotidianamente il lavoro del bancario??!!

Negli ultimi giorni abbiamo rilevato e raccolto la sofferenza dei colleghi impegnati nelle filiali per le continue e ossessive pressioni commerciali.

È una vecchia storia che viene rinnovata e alimentata dall’insediamento di nuovi direttori commerciali e/o da vecchi capi area che devono dimostrare la propria bravura e capacità, tempestando e ribaltando sulla rete pressioni di ogni genere e budget che non hanno niente di sfidante ma risultano soltanto avvilenti. Ogni attività deve arrestarsi e si deve soltanto pensare a organizzare e pianificare incontri con i clienti che devono essere convinti a sottoscrivere polizze che diventano sempre più onerose, in buona sostanza sovente viene chiesto da presunti “capi” di mettere le mani in tasca ai clienti in maniera spregiudicata, senza in alcun modo tener conto dei loro bisogni e delle loro reali esigenze, le stesse che sono sancite e tutelate dalla nostra costituzione.

Il nostro AD continua a ringraziare le risorse per l’impegno profuso, ma nei territori assistiamo ad uno svuotamento delle filiali (alcune dell’entroterra sono state dimezzate e ridotte a 2/3 risorse nonostante la mole di lavoro aumenti sempre più); e aspettiamo la riorganizzazione che vede la nascita della filiera agribusiness che sicuramente vedrà ulteriori uscite dalle filiali decimate. La salute degli stessi è passata in subordine: in piena pandemia i lavoratori sono costretti a pagare di tasca propria ausili DPI necessari quali guanti, plexiglass e mascherine ffp2. Per non parlare dei riconoscimenti economici: la recente fusione con UBI sta facendo emergere le differenze salariali che penalizzano i colleghi Intesa Sanpaolo rispetto agli altri lavoratori di categoria: è tempo di ringraziare con i fatti, di parole siamo stufi….

La banca è cambiata, la banca vuole primeggiare sul comparto assicurativo danni (rc auto esclusa) e non bastano le acquisizioni di Cargeas del gruppo Bnp Paribas – operazione ancora da concludere – l’acquisizione dell’80% di Aviva Vita e del 60% di Lombardia Vita, operazioni queste effettuate tramite la controllata Ubi Banca; tutto questo non basta a placare la fame del nostro istituto.

Bisogna “vendere!”, “vendere!”, “vendere!” e “vendere!” oggi assicurazioni, domani PAC etc. “vendere!” solo quello che ogni giorno viene definito prioritario.

Bisogna usare il “metodo” per riempire le agende dei gestori , bisogna fare OAD in un territorio con clientela la cui età media è piuttosto alta e molto spesso con scarsa alfabetizzazione informatica. E a fine giornata si pretende un resoconto che sarebbe sufficiente visualizzare con un click, solo per farti sentire il fiato sul collo (ancora), e se la tua agenda non è piena partono accuse indirette di inadeguatezza e più o meno velate minacce di ritorsioni.

Non ha più nessun valore conoscere il cliente, sentire e assecondare le sue necessità; non siamo più noi a seguire il cliente (addio professionalità), bensì il cliente deve seguire  le indicazioni della banca e deve fare quello che noi gli chiediamo con buona pace del Codice Etico e di tutti i vari regolamenti, Mifid in testa, negando quella funzione sociale, che ha tenuto le banche aperte in questo periodo di emergenza sanitaria come servizio essenziale.

La Banca non è più interessata ai territori, non è più interessata alle persone che li popolano; la Banca deve solo “vendere!”, le figure che vengono assunte in azienda sono sempre più risorse con propria partita iva con contratti farlocchi che devono vendere per guadagnare.

È vero che questa nota appare come tante altre che provengono da altri territori e che leggiamo ogni giorno, ma proprio per questo sarebbe ora che anche quest’azienda le legga e si renda conto che deve fermarsi.

Il continuo stillicidio di pressioni su ogni territorio, a conferma che l’unico interesse della Banca è vendere ad ogni costo e a discapito della serenità e della salute dei dipendenti, non è più tollerabile.

01/03/2021

RR.SS.AA. FISAC/CGIL INTESASANPAOLO – SICILIA

 

 

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