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La figura del collega con contratto misto è rinchiusa nella stretta maglia e del lavoro subordinato e del lavoratore autonomo.

Da un lato gode delle tutele connesse al rapporto da dipendente, dall’altro può scegliere e organizzare, in base alla metodologia che ritiene più opportuna, l’altra parte del proprio lavoro.

È del tutto vero?

La figura del promotore finanziario abilitato all’offerta fuori sede non è sovrapponibile a quella del consulente finanziario. Il primo, infatti, colloca i prodotti del proprio mandatario. Nel caso di specie Intesa Sanpaolo.

La libertà di organizzare i propri mezzi e la propria attività è tale?

Alla domanda in esame si può rispondere in parte. Promuovere la figura di gestore a contratto misto ha la finalità di sviluppare e coinvolgere una nuova rete di clientela, nonché di mantenere la preesistente andando incontro ad esigenze mutevoli.

Sempre nell’ottica di sostenere questa figura, è onere del gestore costruire un portafoglio che raggiunga un limite di redditività tale che gli consenta di far fronte a tutte le spese connesse alla propria attività (partita iva; iscrizione all’albo; imposte; aggiornamenti professionali; spostamenti), acquisendo clientela dalla propria filiale di appartenenza.

È davvero utile blindare questo portafoglio una volta raggiunto il limite di redditività previsto? Può il gestore scontare la scelta, del tutto legittima, del cliente che decide di lasciare l’istituto per i motivi più disparati? Può essere scontata come una colpa?

Lasciare aperto il portafoglio consentirebbe ricambi, allineamenti, sviluppo della clientela nel tempo, più veloci e, soprattutto, consentirebbe di far fronte alle scelte più drastiche dovute agli eventi sopravvenuti.

C’è di più.

Il cliente Intesa Sanpaolo è ancorato in prima battuta all’appoggio di una filiale fisica, ragione per la quale un gestore a contratto misto è tenuto ad avere una marcia in più. Egli, infatti, deve abituare ed educare il cliente a ricevere un servizio evoluto.  La sua banca diventa a portata di mano ma lui ancora non lo sa. Può riceverla a casa, può valutare meglio le sue esigenze e, soprattutto, può esserci sempre e non solo a giorni e ad orari fissi.

Il gestore è dotato, però, di tutto il supporto necessario a consentirgli di svolgere al meglio questa parte di lavoro? Se avesse la possibilità di appoggiarsi nei locali della banca a tal fine abilitati, potrebbe lavorare meglio? Imporsi con la clientela in un periodo fatto di emergenze e di salvaguardia della salute, gli permette di fare profitto?

Inoltre, il gestore a contratto misto ha a disposizione strumentazione tecnologica e operatività adeguata per soddisfare in tutto e per tutto la sua clientela fuori sede? La risposta è “Ni”.

Se da un lato si comprendono le difficoltà dovute al rapido adeguamento degli strumenti tecnologici all’operatività fuori sede; dall’altro lato non fa sicuramente bene alla professionalità di un consulente finanziario l’impossibilità di compiere alcune procedure che dovrebbero essere la base per il lavoro di un promotore (primo fra tutti l’apertura di un D.A.). Infine, non per ordine di importanza, al gestore a contratto misto è fatta salva la possibilità dopo due anni di convertire il proprio rapporto di lavoro nella formula full time. Ponendo sulla stessa bilancia la sua duplice esperienza, tirerà le somme e opterà per una scelta definitiva ed irripetibile, senza costrizioni e senza condizioni.

Ma è veramente così?

Alla fine tutte queste domande si riassumono in una sola: la banca vuole davvero che questo progetto funzioni? Ognuno di noi ci ha investito molto: tempo, applicazione, entusiasmo, competenze. Ognuno di noi sicuramente crede in questo progetto e sta cercando le risposte individuali per portarlo avanti. Ma le risposte individuali non bastano più: bisogna che Intesa Sanpaolo faccia una vera scelta a favore di questa modalità lavorativa e che decida di fornirci gli strumenti adeguati per gestirla in modo efficace e sostenibile.

Noi, per usare un’espressione antica, siamo tutti giovani di belle speranze. Ma con le sole speranze non si va da nessuna parte.

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