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Per le scriventi organizzazioni sindacali sono stati e saranno giorni di intensa attività a difesa della salute delle colleghe e dei colleghi, che, ogni giorno, con gran senso di responsabilità e coraggio, affrontano il contatto con la clientela nelle filiali delle Banche, dichiarate servizio pubblico essenziale: mai come adesso è emerso il loro ruolo sociale in questa emergenza, anche economica, che attraversa il paese.

Giorni di serrato ascolto, di verifica, di valutazione delle proposte aziendali, di rilancio, di pungolo.

La nostra Azienda, la “Banca del Paese”, ha dato abbastanza ascolto alle loro legittime preoccupazioni?

Non neghiamolo, in altri gruppi si è fatto di più e prima.

Abbiamo dovuto attendere settimane perché arrivasse almeno il gel disinfettante.

Abbiamo dovuto come categoria minacciare uno sciopero per avere riconosciuto il diritto alle mascherine e ai guanti, in Intesa Sanpaolo ancora in attesa di distribuzione anche per i lavoratori più esposti al contatto con i clienti.

Come si pensa possa bastare il distanziamento come unica misura di prevenzione, quando anche lo scotch da usare per delimitare le distanze è insufficiente?

È necessario ed ormai indifferibile che anche Intesa Sanpaolo garantisca ai lavoratori almeno i dispositivi di protezione individuali contenuti negli accordi con ABI, vanno prevenute le occasioni di contagio, così da contribuire a trasmettere maggiore serenità alle lavoratrici e ai lavoratori, in un momento così difficile!

Il tempo è già scaduto e non vogliamo restare vittime delle Vostre inefficienze.

Gli obblighi che derivano dall’essere servizio pubblico essenziale, non Vi sollevano da alcuna responsabilità.

Alla salute di tutte e tutti NOI deve essere assicurata la massima tutela.

Le criticità emerse in tutte le filiali sono lampanti:

  • Tantissimi clienti entrano privi di DPI ed espongono a rischio gli altri clienti, i colleghi e le famiglie a cui ogni giorno fanno
  • Ricordiamo che le forze dell’ordine, saltuariamente di passaggio agli ingressi delle filiali, non possono dirimere gli assembramenti creatisi all’interno dei locali dell’Istituto (aree self) e che tale compito non può essere demandato ai lavoratori!
  • La clientela che si riceve per appuntamento risulta poco avvezza alle tecnologie e chiede di essere guidata anche per un semplice “flag” sul tablet. Il rilascio di mezzi quali bancomat e canali diretti, suggerito dall’azienda con iniziative ad hoc, comporta assistenza e guida anche nello scaricare l’applicazione sullo smartphone e nei prelievi agli ATM. Queste sono tipologie di operazioni che non consentono ai colleghi di rispettare durate massime d’incontro e distanziamento sociale.
  • Viene richiesto, anche per iscritto ai colleghi, di derogare all’elenco tassativo delle operazioni previste per appuntamento, a discapito delle regole fissate centralmente che mirano a salvaguardare le fasce deboli della clientela a cui garantire il servizio pubblico
  • Nelle FOL: siamo ancora in attesa di provvedimenti che evitino l’accavallarsi dei turni del personale e assicurino il rispetto del distanziamento sociale, mentre è grave che non siano ancora arrivati i presidi minimi di sicurezza, tenuto conto che il contatto tra lavoratori è inevitabile.

Emergono proprio adesso le storture dei vari cambiamenti di modello organizzativo che hanno in sé come unica ratio il contenimento dei costi del personale, con tante filiali sottodimensionate: oltre che dei mega-portafogli assegnati, i gestori si devono occupare anche delle migliaia di clienti attribuiti ai Direttori della Filiale (i cosiddetti ptf sviluppo dinamici). La mole di lavoro, si sta dimostrando insostenibile anche a causa di regole e procedure in continuo cambiamento, poco chiare e spesso contraddittorie!

Finalmente l’avvio dello smart working: ne sia reso possibile l’utilizzo con maggiore continuità e senza distinzione fra i ruoli nelle unità operative meno esposte all’afflusso di clientela e comunque prive di servizio di cassa; si valuti la concedibilità con continuità ai genitori di figli minori che usufruiscono di congedo parentale straordinario, a chi gode di L. 104 per sé o per i propri familiari; Venga esteso con maggiore possibilità di utilizzo a tutti coloro che per raggiungere la loro sede di lavoro in questo momento così particolare sono costretti a viaggiare.

+6 -6 fa sempre 0 per i lavoratori, col rischio che per molti il risultato possa essere solo -6. L’ultima decisione dell’azienda di richiedere la compilazione del piano ferie che preveda come obbligatoria la fruizione di sei giorni di ferie entro il 30 aprile in questo momento getta solo benzina sul fuoco! Ancora nessuna regola chiara è stata comunicata per la fruizione del tanto decantato “premio di maggiorazione di 6 giornate di ferie al personale delle filiali” e il presunto “premio” è già superato dai fatti.

Come “figli di un Dio minore” i lavoratori e le lavoratrici di ISP invece di vedere riconosciute responsabilità e sacrifici, vengono messi in “FERIE” tra quattro mura.

Chiediamo all’Azienda di rivedere questa decisione che, calata dall’alto, va stigmatizzata anche nella tempistica. Dalla Delegazione Trattante è stato richiesto un incontro all’Azienda per ribadire tutte le motivazioni che rendono questa decisione contraria ad ogni regola di buon senso.

Rinviamo la pianificazione delle ferie ad emergenza finita: DI OBBLIGATORIE ADESSO RIMANGANO SOLO LA SICUREZZA E LA SERENITÀ DEI LAVORATORI.

Coordinamento RRSSAA Fisac Sicilia

3 aprile 2020

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