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Al Datore di Lavoro di Intesa Sanpaolo Spa
D.ssa Paola Angeletti 

Al Responsabile Sicurezza sul Lavoro Intesa Sanpaolo Spa
Dr. Fabio Rastrelli

Al R.S.P.P. di Intesa Sanpaolo Spa
Arch. Dario Russignaga 

Ai Medici Coordinatori ISP
Dott. Maurizio Coggiola
Dott. Paolo Carrer                                                                                            

      

Oggetto: disattivazione della fornitura di acqua calda nei servizi igienici dei locali del Gruppo

Abbiamo da più parti riscontro di come l’azienda stia procedendo alla disattivazione della fornitura di acqua calda sanitaria nei locali del Gruppo.

In proposito, osserviamo che tale fornitura, essendo ovunque disponibile, era evidentemente sino a ieri valutata dall’azienda come necessaria; a nostro avviso è tuttora così, ed in proposito esprimiamo la nostra più totale disapprovazione rispetto alla decisione di sospenderla, per i motivi appresso esposti.

  1. La decisione pare essere motivata dalla necessità del risparmio energetico. Osserviamo che l’azienda, a parte roboanti proclami, non ha proceduto ad azionare davvero nessuna altra leva fra le tante a propria disposizione per migliorare la propria sostenibilità ambientale, se non programmare la disattivazione delle insegne alla sera e poco altro. Nulla, per esempio, è stato fatto dal punto di vista fondamentale della riqualificazione energetica degli immobili, né dal lato di un miglioramento delle loro caratteristiche termiche (per esempio, valutare ove possibile il recupero di calore tramite VMC, soluzione particolarmente efficace), né per il miglioramento degli impianti di climatizzazione. Di fronte a questo stato di cose, è evidente che non basta uno scintillante grattacielo in classe A per affermare che il Gruppo ISP ha fatto tutto il possibile per contribuire ad un ambiente migliore. Neppure si è progettato un provvedimento a costo zero come il ridurre l’impatto climalterante del Gruppo avvicinando il più possibile i pendolari alla loro residenza, tantomeno avviare un piano di sostituzione del parco auto aziendale con vetture elettriche. Quanto alla goccia nell’oceano del provvedimento in oggetto, se davvero l’azienda vuole operare in modo virtuoso e non fare solo cassa, provveda ad installare (si tratta di edilizia libera) dei pannelli solari termici o fotovoltaici dedicati, anziché azzerare la produzione di acqua calda sanitaria. Non è possibile che siano unicamente le lavoratrici ed i lavoratori a pagare il prezzo di un obiettivo che in astratto sarebbe condivisibile, ma non se perseguito a senso unico, per giunta pretendendo di limitare dei diritti ampiamente stabiliti dal legislatore.
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  2. Il D.Lgs. 81/2008 prevede all’Allegato IV, punto 1.13.3.1, che i lavoratori devono poter disporre “di gabinetti e di lavabi con acqua calda, se necessario”. Partendo dal presupposto che a nostro avviso rimane necessaria la disponibilità di acqua calda, non è chiaro come mai fino a ieri lo fosse anche per l’azienda ed oggi non più. E’ del tutto evidente che il mero desiderio di risparmio, dal quale pare esclusivamente motivata la decisione in oggetto, non ha nulla a che fare con la necessità richiamata dal legislatore.
  1. L’orientamento risulta confermato e rafforzato da normative locali come ad esempio le Linee Guida per i requisiti igienico-sanitari dei luoghi di lavoro (Regione FVG), disponibili a questo link: https://suap.regione.fvg.it/portale/export/sites/SUAP/allegati/archivio_file/Linee-Guida-Requisiti-igienico-sanitari-luoghi-di-lavoro.pdf nel quale si dispone che “i lavamani, posizionati preferibilmente all’interno del locale wc, devono essere dotati di acqua calda e fredda”. 
  1. La decisione è già stata messa in atto, in modo irregolare sul territorio nazionale, e senza alcuna consultazione preventiva dei RLS, fatto grave in quanto lesivo del nostro diritto ad esprimere le nostre valutazioni circa ogni decisione aziendale che possa avere degli impatti sulle tematiche di Salute e Sicurezza, come certamente è l’idea di chiudere l’acqua calda: provvedimento che sicuramente avrebbe necessitato di una accurata valutazione del rischio, che indagasse, per esempio, su due rischi tipici ed evidenti nel nostro lavoro, che indubbiamente si combattono con un frequente lavaggio delle mani, meglio se con acqua tiepida per evitare il rischio di dermatiti che potrebbero essere causate sia dall’acqua troppo calda che troppo fredda (eventualità quest’ultima più che probabile in caso di spegnimento dei boiler):
  • Il maneggio denaro comporta il rischio di venire a contatto con sostanze irritanti: non a caso, la Banca d’Italia tratta le banconote residue come rifiuti speciali, a causa della presenza sulla loro superficie di polveri sottili e inquinanti, come ad esempio gli inchiostri;
  • La circolazione del virus Sars-Cov2 e sue mutazioni è tutt’altro che cessata, e continua ad essere presente il rischio di entrare in contatto, con questo come con altri agenti biologici, tramite il maneggio di banconote o altri documenti o materiali precedentemente passati per altre mani, o tramite il contatto con superfici infette. Tutti i Rapporti ISS-Covid hanno sottolineato, anche rispetto alla prevenzione verso le varianti del virus, la necessità di una applicazione attenta e rigorosa della misura dell’igiene frequente delle mani, in ciò perfettamente in linea con quanto affermato dalla WHO, la quale sottolinea l’importanza per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, di aderire rigorosamente alle misure di prevenzione e controllo sanitarie e socio-comportamentali, avendo sempre e comunque identificato fra queste l’igienizzarsi o lavarsi le mani secondo procedure consolidate;
  • I rischi sopra prospettati sono maggiorati in caso di presenza al lavoro di persone fragili o comunque particolarmente predisposte a contagi a causa, ad esempio, di un basso livello di difese immunitarie.
  1. Conformemente alle Linee guida nazionali per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, ove le caratteristiche dell’impianto lo permettano, l’acqua calda sanitaria deve avere una temperatura d’erogazione costantemente superiore ai 50°Per evitare il rischio di ustioni è necessario installare rubinetti dotati di valvola termostatica (TMV). Qualora le caratteristiche dell’impianto o il rischio ustioni non possa essere mitigato con rubinetti dotati di valvola termostatica e quindi la temperatura d’esercizio d’impianto ricada all’interno dell’intervallo di proliferazione della Legionella (< 50°C) occorrerebbe compensare questo fattore di rischio con l’implementazione di un’attività avente efficacia analoga (es. disinfezione su base continua dell’impianto, incremento degli spurghi dei serbatoi e dei flussaggi delle erogazioni): precauzioni che non ci risultano adottate sistematicamente dall’azienda. Alla luce di quanto sopra, risulta evidente che disattivare la produzione di acqua calda sanitaria, pur in ottica di risparmio energetico, è evidentemente in contrasto con il diritto dei lavoratori alla prevenzione da ogni rischio, e resta pertanto un inevitabile obbligo del Datore di Lavoro continuare a renderla disponibile nei servizi igienici del Gruppo. Facciamo inoltre notare che, da un punto di vista di corretto funzionamento degli impianti, si consiglia di impostare i termostati dei boiler a temperature comprese nel range consigliato dalle norme tecniche (ossia fra 45° e 55°), indicazione peraltro perfettamente compatibile con l’applicazione delle piene tutele dal rischio legionellosi, delle quali chiediamo convintamente piena attuazione.
  1. L’assenza di acqua calda, oltre a quanto già detto, contribuisce al discomfort complessivo sul posto di lavoro: per esempio, molte persone non possono lavarsi i denti con acqua fredda per effetto di una personale sensibilità dentaria, ma esistono oltre a questa una vasta gamma di circostanze in cui disporre di acqua calda costituisce un valido contributo ad una positiva permanenza nei locali aziendali.

Alla luce di quanto sopra:

  • diffidiamo l’azienda dal continuare nel processo di spegnimento degli impianti di produzione di acqua calda sanitaria;
  • chiediamo che si proceda immediatamente alla riattivazione di quelli non in uso;
  • chiediamo che si garantisca ovunque nei servizi igienici la fornitura di acqua calda.

Diversamente, non potremo fare a meno di adire ovunque le Autorità sanitarie.

Restiamo in attesa di seguito.

Milano, 20/1/2023

I RLS firmatari del Gruppo Intesa Sanpaolo

qui la lettera in pdf

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