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Cosi non si può. Così non si deve. Non si può per il rispetto e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, come non si può per la considerazione che si deve avere dell’utenza. Negli ultimi 6 anni Intesa Sanpaolo ha progressivamente ridotto la sua presenza a Gela chiudendo tre della quattro filiali presenti ed accorpando le attività in Corso Vittorio Emanuele. Tra chiusure, pensionamenti, trasferimenti ed esodi l’organico complessivo è sceso di circa il 65%. Sono rimaste le attuali 25 unità costrette a convivere in unico spazio che risulta insufficiente per la mole di clientela che deve servire. Il recente processo di riorganizzazione si sta caratterizzando per svariate criticità. Non c’è settore della filiale che non stia sopportando pesanti ricadute. A render più difficile la situazione è arrivata poi la pandemia con tutto quel che ha comportato.

I servizi stanno tutti soffrendo, denotano livelli d’insostenibilità che in cassa raggiungono poi l’apice. I disagi sono stati ripetutamente segnalati all’azienda. Fatta salva la costante capacità di ascolto del gestore del personale e la disponibilità ad alleviare palesi difficoltà, purtroppo persistenti, la filiale sconta enormi problemi operativi acuiti da un tipo di clientela che continua a fruire dei servizi bancari in modo del tutto tradizionale e che vive gli spazi fisici della dipendenza, resi alquanto compressi dal recente accorpamento, come unico punto di riferimento fisico. I colleghi sono fortemente impegnati nel tentare d’invertire lo schema, intensificando la proposta tecnologica, ma ci vuole tempo perché un’ampia fetta di clientela resiste all’innovazione. La rappresentazione plastica delle difficoltà di ogni giorno lavorativo sono le interminabili ed estenuanti file visibili all’ingresso dell’unica filiale di Intesa Sanpaolo gelese. Non bisogna attendere il pagamento delle pensioni per notare come le code siano ormai diventate il tratto distintivo di questa unità produttiva. Il flusso è ingestibile con tanti saluti alle raccomandazioni anticovid che prevedono una distanza di almeno 1 metro tra le persone.

Il problema esiste e va affrontato con un intervento finalmente risolutivo assicurando l’organico necessario. Non basta contare sulla disponibilità dei colleghi della filiale e sull’abusato concetto della rotazione alla cassa dei gestori, che devono pure fronteggiare l’impatto commerciale del loro portafoglio. Questa pratica deve restare un fatto straordinario e non prassi ordinaria, come succede ormai da tempo. Il problema rimane irrisolto. C’è bisogno di apporti esterni ed aggiuntivi che ristabiliscano l’equilibrio. A Gela le emergenze permangono. Lo sta a dimostrare il crescente e preoccupante stato d’insofferenza dei clienti che, a più riprese, ha reso necessaria l’azione delle forze dell’ordine. In ordine di tempo, gli ultimi interventi si sono verificati lunedì 5 luglio e giovedì 1 luglio. Tutto ciò non è una cosa normale.

Ci vuole inoltre ben poco per capire come tale evidente stato di tensione sia la spia dell’irritazione dei clienti che, quotidianamente, espone i colleghi al rischio di spiacevoli episodi.

L’azienda abbia piena consapevolezza della particolarità della situazione intervenendo tempestivamente e in modo definitivo per eliminare le note problematiche.

Lavorare così non si può. Lavorare così non si deve.

Gela, 07.07.2021

 RR.SS.AA. INTESASANPAOLO GELA FIRST/CISL – FISAC/CGIL

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