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Abbiamo iniziato con un gioco di parole fin troppo banale. Sappiamo tutti che il “mantra” viene ripetuto quotidianamente in maniera ossessiva al fine di ricordare a tutti i colleghi che i risultati commerciali da raggiungere continuano ad essere gli obiettivi principali del nostro lavoro.
Ma siamo sicuri che la banca abbia capito in quale contesto siamo? L ‘emergenza Covid non appartiene al passato, il virus circola nel nostro paese e si succedono le normative nazionali/regionali per contenere e ridurre I contagi. Nel frattempo i colleghi si ammalano sempre più, e sono sempre di più coloro che sono in allontanamento cautelativo dal servizio.
QUALE PROTEZIONE VIENE ASSICURATA AI LAVORATORI?
I messaggi che l’azienda diffonde sono coerenti con i comportamenti attuati nella organizzazione quotidiana del lavoro? Come si possono conciliare le dichiarazioni del Top Management sulla centralità della persona con le continue pressioni commerciali? Come si possono garantire la salute e la sicurezza delle persone quando in molte postazioni dei gestori non è possibile mantenere il distanziamento previsto con il cliente, mancano i kit di igienizzazione e mancano  totalmente gli stewards? Questi ultimi sarebbero fondamentali per impedire gli assembramenti, nella gestione degli ingressi e delle uscite, e per far rispettare il numero delle presenze massime all’interno dei locali aziendali.

In questi giorni, grazie alla nostra tenacia, abbiamo ottenuto dalla banca l’impegno di installare i pannelli di plexiglass in cassa e nelle postazioni di accoglienza… ma questo non può bastare. Serve, senza più indugiare, che le barriere di protezione vengano installate in corrispondenza di tutte le postazioni dei colleghi a contatto con il pubblico, per poterci preservare da un eventuale contagio.
Eppure, di fronte ad una inevitabile crescita continua di tensione ed ansia dei clienti e dei colleghi servirebbe calma, prudenza e ponderazione. Vorremmo un’azienda presente accanto ai lavoratori in grado di accogliere e gestire le loro esigenze. Invece i lavoratori sono abbandonati a sé stessi, sempre più frequentemente destinatari di minacce e aggressioni verbali e/o fisiche provenienti dai clienti. Nello stesso tempo, da remoto, i capi area sollecitano le richieste più assurde, come quella inqualificabile di riempire le agende con appuntamenti commerciali, anche inventati, pur di inserire qualcosa e quindi non fare una cattiva figura con i propri capi, dimostrando la totale assenza di buonsenso. Ma costoro lo sanno che in questo periodo di emergenza gli incontri devono essere limitati il più possibile, se non del tutto inibiti?
Telefonate, mail, messaggi internet e continue riunioni via Skype. Questo è il contributo fattivo di molti responsabili commerciali. Niente altro!
E di più, altre domande ancora: le strutture di governance della banca lo sanno come si vive nelle filiali? Sanno in quali condizioni lavorano i colleghi? Lo sanno quale eroico impegno ci voglia per gestire giorno per giorno le paure, le ansie, le inquietudini dei milioni di cittadini italiani nostri clienti affrontando disagi, difficoltà, stanchezza, stress?
Ma in questa fase ed in  questo momento era il caso di continuare a disporre trasferimenti, dettati dalle sole logiche commerciali? Ma non era meglio e più utile, per le colleghe e i colleghi, adoperarsi concretamente per fornire il maggior numero di PC portatili necessari per lo Smart Working?
Piuttosto che le chiamate o le mail per ricordare loro di pianificare le ferie e di terminare i corsi, le lavoratrici e i lavoratori avrebbero preferito un aiuto concreto per fare fronte al fiume delle telefonate che quotidianamente sommerge le filiali, magari distribuendo diversamente le risorse a disposizione o assumendo finalmente nuovo personale sulla rete.
Dove è il sostegno delle strutture di assistenza alla rete? Dove è questo aiuto?
Ed ancora: come si giustifica la mancata verifica sulla conformità alle norme anti-contagio degli impianti di climatizzazione e dei prodotti per la sanificazione utilizzati dalle ditte incaricate delle pulizie? Richieste fatte dai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza ormai dall’inizio della pandemia. Perchè non sono state fatte le verifiche? Cosa si aspetta?
Infine, siamo sicuri che stiamo gestendo il cd “triage”, la procedura interna di individuazione dei possibili casi o contatti COVID, in modo opportuno? Tra la segnalazione fatta dai colleghi in caso di possibili sintomi e la prese in carico del problema dalle strutture deputate a svolgere questa delicata mansione, passano giornate intere. In che modo questi colleghi, che fanno un lavoro encomiabile, sono costretti ad effettuare le indagini costretti come sono a lavorare fino a tarda sera o nei fine settimana, con il rischio di non eseguire con la necessaria scrupolosità e il dovuto rispetto della privacy questo compito fondamentale, proprio nel momento in cui assistiamo alla preoccupante recrudescenza
dell’epidemia?
Pensiamo che molte, troppe cose siano da cambiare. Subito. Non ci possiamo più permettere superficialità e disorganizzazione. Non possiamo più consentire condizioni di lavoro insopportabili fatte di stress e paura. Non possiamo più tollerare che alle quattro del pomeriggio arrivino delle telefonate del tipo “non avete ancora capito che se non vendete i prodotti sono guai grossi per tutti?…”. Con la salute non si scherza ed il Covid non è un gioco.

Piantiamola con questi comportamenti. Piantiamola con la protervia dei toni, con il pressapochismo delle affermazioni, con il menefreghismo degli atteggiamenti. Siamo straordinariamente seri nel dirlo. Siate straordinariamente seri nel farlo.

Roma 30 ottobre 2020

COORDINATORI RRSSAA DI ROMA E DEL LAZIO

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