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La centralità delle persone, l’attenzione e l’ascolto verso i collaboratori sono, per la nostra azienda, un punto fisso scolpito nel codice etico e costantemente ribadito dalle strutture direzionali. A maggior ragione nel bel mezzo di una pandemia globale, la “cura” dei propri collaboratori dovrebbe essere prioritaria; e lo è, almeno sentendo le dichiarazioni del top management. Peccato però che la distanza tra ciò che viene detto e ciò che viene fatto sia costantemente aumentata negli anni, e purtroppo anche negli ultimi difficilissimi mesi. Una voragine divide le affermazioni di principio (tutela della salute in primis) e i comportamenti che osserviamo quotidianamente da parte del c.d. “middle management”.

Una rete allo stremo…

La combinazione tra organici scarsi, assenze prolungate e pressioni commerciali ha generato la tempesta perfetta! Sempre meno persone che devono dare sempre di più e garantire budget anche in tempi di pandemia. Se durante il lockdown la banca ha allentato la presa, pretese di risultati e comportamenti conseguenti sono tornati a manifestarsi nel secondo semestre, con i colleghi costretti tra il cliente, il telefono, il cellulare, le Skype e le richieste di risultati quotidiane! Ma siamo consulenti o piazzisti? E l’attenzione per il personale e il rispetto per la clientela dove sono finiti?

…e chi lavora in “smart” di certo non ride…

La condizione di “Smart” Working forzato che permane da circa 11 mesi per il personale delle strutture centrali, delle FOL, di Pulse e delle varie task force susseguitesi nei mesi, sta generando diverse conseguenze sulla salute dei

colleghi. Passati da postazioni disegnate nel rispetto delle disposizioni sulla sicurezza del posto di lavoro (sedie ergonomiche, a volte un doppio schermo da 20” e pannelli fonoassorbenti, necessari per garantire una corretta gestione della privacy dei clienti, come nel caso di FOL e Pulse) a situazioni casalinghe spesso improvvisate, con sedie da cucina e portatili dallo schermo troppo piccolo per lavorare molte ore, in molti casi colleghe e colleghi collocati a lavorare da casa accusano ripercussioni sulla schiena e sulla vista a causa delle posture scorrette mantenute per diverse ore tutti i giorni. Inoltre, i costi prima sostenuti dall’azienda sono ribaltati su chi lavora da casa. Per tutte queste ragioni è urgente una regolamentazione che preveda, tra l’altro, diritto alla disconnessione, postazioni ergonomiche e rimborso dei costi sostenuti.

Negli ultimi anni sono stati sottoscritti accordi che riguardano praticamente ogni aspetto della vita lavorativa in banca (welfare, premio di risultato, genitorialità…); ma il calo degli addetti, le pressioni e, non ultimo, la pandemia hanno raggiunto un peso oramai insostenibile generando spesso frustrazione o peggio, disaffezione.

Per tutti questi motivi, il coordinamento degli RSA della FISAC del Nord Est:

PENSA che sia venuto il tempo di colmare il gap tra le affermazioni di principio (giuste e condivisibili) e i comportamenti reali (spesso al limite dell’integrità e del rispetto);

CHIEDE all’azienda un cambio di passo per avvicinare le due banche, quella reale e quella virtuale;

ESIGE il rispetto della dignità delle colleghe e dei colleghi e della loro salute e sicurezza in ogni ambiente lavorativo in cui la banca li chiama ad operare;

PROPONE un percorso di coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori di ISP al fine di stabilire insieme le iniziative adeguate a ridurre il fastidioso disagio che deriva dal sentirsi, più che persone di una grande banca, sempre più solo dei numeri in una banca grande!

 

Cordiali saluti

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