Archivio Lavoro Misto

Lavoro Misto: IL CONFRONTO È COSTRUTTIVO: SE SI VUOLE

La vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana. Quanto appena enunciato calza a pennello rispetto a quello che è accaduto in queste ore ai colleghi a contratto misto: il blocco delle Agende ABC per l’attività da lavoratore autonomo.

A quanto pare non sarà più possibile accedere ed usufruire dello strumento delle agende così come lo si conosce su ABC, rimettendo al destinatario – dunque i colleghi – la risoluzione del problema.

L’agenda è sempre stata osannata come lo strumento principe dell’organizzazione dell’attività di tutti i colleghi, ma la fruizione della stessa sarebbe inibita ai colleghi con contratto misto in nome di un non meglio precisato modello di servizio risalente a non si sa quando. Quindi se per diverso tempo, risultava essenziale lasciare traccia degli appuntamenti svolti e del numero degli appuntamenti giornalieri, ora come ora non è più così (almeno per i lavoratori misti).

Le sconfitte comunque devono avere un nome, devono poter essere imputabili a chi ne ha la colpa. Di sicuro in questo caso non è il sindacato, come qualche “responsabile” aziendale va affermando. E come potrebbe esserlo? Di certo l’azienda ha sempre tenuto gelosamente per sé la definizione delle questioni organizzative e degli strumenti a disposizione dei Lavoratori Misti, rifiutando sempre di prendere in seria considerazione le richieste avanzate. E adesso che l’azienda prende l’ennesima iniziativa incomprensibile e autolesionista (inibire uno strumento fondamentale di lavoro), non solo si rifiuta di ritornare sulle sue scelte sbagliate, ma cerca qualcuno a caso su cui scaricare la responsabilità: un trucchetto triste quanto improbabile.

Insomma questo non è che l’ennesimo passo in avanti lungo quella che sembra una strada scelta deliberatamente dell’azienda per affossare il Lavoro Misto. Si è assistito ad un peggioramento dell’attività lavorativa inerente la libera professione dei colleghi a contratto misto, i quali dovrebbero rappresentare Intesa Sanpaolo di fronte ai clienti, entrare nelle loro case e fare acquisizione di nuova clientela, nell’interesse della bandiera Intesa Sanpaolo, quando invece nel concreto si continua a rendere questa attività sempre più faticosa quando non del tutto impraticabile.

E’ chiaro infine che ai già più volte rappresentati problemi operativi dei colleghi, si unirà anche questo aspetto. E’ necessario che l’Azienda cessi di assumere iniziative unilaterali e non condivise con chi sul fronte ne vive le conseguenze e che inizi invece a negoziarle e concertarle con il Sindacato.

Qui il documento in pdf

Lavoro Misto: spiragli sugli hub per il lavoro autonomo, ma l’azienda deve cambiare atteggiamento sulle conversioni

Durante l’incontro odierno con l’azienda che aveva lo scopo di ottenere dei chiarimenti propedeutici all’avvio del confronto su SW e flessibilità di orario che sta partendo in questi giorni, è emersa una maggiore diponibilità aziendale verso la possibile apertura di un certo numero di “hub” (magari in convenzione con società che forniscono questo tipo di servizio) dedicati ai colleghi con Contratto Misto per il ricevimento dei loro clienti del portafoglio da lavoratore autonomo. E’ bene precisare che si tratta di un piccolo passo in avanti, ancora tutto da verificare nella sua reale concretezza, tempistica e diffusione, ma che comunque va nella direzione di una delle principali richieste avanzate dai colleghi che hanno e soprattutto che intendono mantenere il contratto di lavoro misto.

Nel raccogliere positivamente questa disponibilità, abbiamo invece rimarcato la necessità che l’azienda faccia significativi passi avanti anche nella definizione delle assegnazioni dei colleghi che invece chiedono la conversione a Full Time. Assegnazioni che continuano ad essere particolarmente disagevoli e che peggiorano drammaticamente le condizioni di vita e di lavoro dei colleghi coinvolti. Colleghi, è bene ricordarlo, che molto spesso hanno già dovuto abbandonare le regioni di provenienza, gli affetti e i legami e adesso sono costretti a ricominciare da capo, in condizioni logistiche ancora più estreme. E’ davvero importante che l’azienda ripensi radicalmente le sue scelte gestionali in proposito.

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Lo strabismo di Venere

Le nostre persone sono il centro vitale della Banca” dichiara il CEO Carlo Messina, “il personale è il fattore chiave della crescita del Gruppo”, recitano i comunicati stampa. Qualcosa però in questa narrazione non ci convince e ci appare artefatto.
Stride, ad esempio, con le tante denunce delle OO.SS. sullo stress da lavoro correlato in costante crescita.
Stride anche con organici ormai inadeguati che portano molti colleghi a prendere in considerazione l’idea di dimettersi, da tanto si sentono sopraffatti, e quelle effettivamente realizzate non fanno che aggravare ancor più il problema.
Registriamo una crescente disaffezione tra i colleghi assunti con il cosiddetto “contratto misto”, formula che prevede alla fine del primo biennio la facoltà del lavoratore di trasformare il proprio rapporto di lavoro dipendente da part-time a full-time.
Questi giovani colleghi, selezionati tra i migliori laureati d’Italia, appaiono sempre più frustrati e disillusi. Dopo due anni difficili, alla richiesta di conversione del rapporto di lavoro, frequentemente si vedono trasferiti in tutt’altra zona del Paese, non solo rispetto alla propria residenza, ma anche rispetto alla attuale assegnazione.
In questo caso, la questione delle esigenze aziendali regge poco, anzi, non regge per nulla: i problemi di carenza di personale si risolvono solo anticipando le assunzioni in programma nei prossimi anni.
Resta comunque difficile conciliare le dichiarazioni di attenzione alle persone di una Banca che poi appare sorda alle loro necessità di conciliazione vita-lavoro (i trasferimenti, solitamente, sono presso località che distano tra loro centinaia di chilometri), soprattutto in presenza di neo genitorialità.
Non comprendiamo come, dopo aver investito nella formazione di queste “persone”, si possa con apparente disinteresse accettare che queste vadano ad arricchire la professionalità di aziende concorrenti.
Non comprendiamo come un’azienda, che si proclama etica e che dichiara di essere attenta ai bisogni del proprio personale, non comprenda l’importanza di dare stabilità e certezze a questi lavoratori, in modo tale che possano immaginare di costruirsi un futuro fatto non solo di lavoro ma, se lo desidereranno, anche di famiglia e figli, senza doversi anche preoccupare di girare l’Italia come un pacco postale.
Non vorremmo che proprio la nostra Azienda si mostrasse del tutto disinteressata a problemi che non sono solo individuali, ma che impattano anche sulla tenuta sociale del nostro Paese.
Se non per etica, se non per sensibilità, tutte le aziende dovrebbero comprendere che questa cecità sta disgregando la nostra società, minandone la solidità anche economica con progressivi effetti negativi anche per il mercato cui tengono molto.
Ci auguriamo che lo “strabismo di Venere” su tali vicende possa essere rapidamente corretto dando sostanza a dichiarazioni, ad oggi, non così convincenti.

qui il comunicato in pdf

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ASSUNZIONI: LA RETE IN SOFFERENZA NON HA RISPOSTE ADEGUATE

FOCUS ASSUNZIONI

Nell’incontro di oggi, l’Azienda ci ha illustrato i dati sulle assunzioni rivenienti dagli ultimi accordi sottoscritti: si tratta di 794 ingressi articolati come segue.
Assunzioni nel periodo 01/10/2020 – 30/04/2022:
Totale Intesa Sanpaolo Capogruppo 691
Società Perimetro Banca dei Territori 1
Società a riporto Funzioni Centrali 6
Società perimetro IMI Corporate & Investment Banking 4
Divisione Private Banking 53
Divisione Asset Management 8
Perimetro Divisione Insurance 31

Rileviamo che solo 214 sono riferiti alle filiali, cui si aggiungono 616 assunzioni però a contratto misto.
Inoltre, dal dettaglio fornitoci sulla ripartizione geografica, alcuni territori risultano totalmente assenti, tra cui la Sardegna e il Trentino, già destinatari di interventi sindacali negli scorsi mesi.
Ancora una volta la Banca non tiene conto dell’ormai cronico stato di sofferenza in cui versano le filiali, soprattutto in alcune zone e ancora una volta abbiamo chiesto con forza all’Azienda un’accelerazione sulle prossime assunzioni in programma e un’attenzione alla rete: I colleghi diminuiscono, anche in forza degli esodi volontari, le pressioni commerciali aumentano!

FOCUS CONTRATTO MISTO

Ad oggi sono presenti 829 colleghi a contratto misto e 106 stagisti.
Riteniamo che sia necessaria da parte aziendale una riflessione obiettiva sulla gestione di tale tipologia contrattuale:
• la quota di trasformazione a tempo pieno è rilevante, nonostante le pressioni dell’Azienda per scoraggiare la trasformazione in full time, come da noi già in precedenza denunciato;
• sono stati numerosi i casi di dimissioni volontarie da parte dei colleghi a contratto misto;
• nell’ambito dell’operatività da lavoratori autonomi non si hanno facoltà di deroga commissionale e non vengono messi a disposizione locali per ricevere i clienti;
• in occasione della richiesta di trasformazione a tempo pieno, troppo spesso e inspiegabilmente vista la collocazione su tutta Italia del gruppo, viene assegnata una sede lontana sia dalla residenza che dal precedente luogo di lavoro!
Non basta certo il nuovo piano incentivante per la parte autonoma illustratoci oggi, legato ad obiettivi qualitativi e a obiettivi individuali di flusso netto gestito (riferito alla parte da Consulenti Finanziari con contratto di Agenzia) a compensare le criticità evidenziate!

qui il documento in pdf

Contratto misto: precise richieste anche per la parte di lavoro autonomo nel documento programmatico FISAC

Il 5 maggio a Roma si è concluso il percorso organizzativo della FISAC/CGIL di Intesa Sanpaolo.

Come delegati abbiamo partecipato ai lavori in rappresentanza dei colleghi con contratto misto.

I lavori si sono conclusi con l’approvazione di un documento che stabilisce il programma di lavoro della FISAC per i prossimi anni. Un intero capitolo del documento è stato dedicato al lavoro misto.

La Fisac, che fin da subito da sola si è occupata di rappresentare i lavoratori misti in relazione al loro rapporto di lavora dipendente, in questa occasione ha fatto un significativo passo in avanti per rafforzare la rappresentanza anche degli aspetti del lavoro autonomo. Soprattutto per risolvere le pesanti contraddizioni di un lavoro che non è mai completamente dipendente, mai completamente autonomo, e che appesantisce e vincola l’attività con i clienti subordinandola a direttive, regolamenti bizantini che contraddicono lo spirito di un rapporto di promozione finanziaria e autonoma orientata al cliente.

In quest’ottica è stato inserito nel documento una dichiarazione specifica di impegno negoziale di tutta la FISAC che prevede che si chieda (o si torni a chiedere):

  • che le assunzioni avvengano in località prossime a quelle di residenza abituale (questo oltre a evitare cambi di residenza molto disagevoli e onerosi, consentirebbe di svolgere l’attività autonoma all’interno del tessuto sociale ed economico di riferimento con evidenti benefici per l’espansione della propria attività e di conseguenza anche per la banca);
  • di consentire lo svolgimento dell’attività autonoma all’interno di locali aziendali ben identificati e diffusi sul territorio, poiché molti clienti pur apprezzando la gestione di un consulente personale, non gradiscono ricevere le consulenze presso il proprio domicilio;
  • di consentire l’utilizzo dei marchi di ISP per la promozione della propria attività libero professionale attraverso i propri canali;
  • di autorizzare politiche di pricing da gestire in autonomia in relazione ai propri clienti.

In questo modo la nostra voce è finalmente diventata patrimonio comune e condiviso da tutta l’organizzazione e siamo determinati ad insistere presso l’azienda per far accogliere le nostre richieste.

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Lavoro misto: servono vere soluzioni gestionali

Si è svolto oggi l’incontro con l’azienda dedicato al Lavoro Misto. Durante l’incontro abbiamo esposto e argomentato le ragioni del nostro profondo dissenso rispetto alle assegnazioni proposte ai colleghi che hanno chiesto la trasformazione in Lavoro Dipendente a Full Time. Abbiamo ripreso le argomentazioni già esposte nel comunicato unitario del 5 ottobre a cui vi rimandiamo e abbiamo chiesto formalmente un ripensamento. L’azienda ha risposto che sta valutando le possibili alternative gestionali a quelle formulate in prima battuta. Verificheremo come questa decisione aziendale si sostanzierà concretamente.

L’incontro è stato anche l’occasione per tornare a chiedere all’azienda interventi correttivi sulla gestione del Lavoro Misto in quanto tale, che se presi in considerazione e attuati concretamente potrebbero contribuire a determinare un tasso di trasformazione inferiore a quello attualmente in corso, che supera il 55% (dei 73 colleghi già andati in “scadenza”, 42 ha chiesto la trasformazione a Tempo Pieno e 31 di continuare con il Lavoro Misto).

In particolare abbiamo chiesto:

  • Una rendicontazione degli emolumenti del lavoro autonomo più semplice e comprensibile.
  • L’eliminazione dell’addebito ai lavoratori misti dei “bonus” e “sconti” che l’azienda riconosce d’ufficio ai clienti, senza averli concordati con il Lavoratore misto. Se il lavoratore misto è un lavoratore autonomo deve poter decidere in autonomia se applicare e a chi, le politiche di sconto: altrimenti non è un lavoratore autonomo.
  • L’implementazione dei locali messi a disposizione dall’azienda per svolgere il lavoro di consulenza.
  • La possibilità di utilizzare il marchio aziendale per promuovere la propria attività sui propri canali promozionali.
  • La sottrazione del vaglio preventivo di Direttori di Area e di Filiale alla possibilità di contattare i Clienti che sono stati inseriti nelle liste per la “popolazione del portafoglio “B”
  • Maggiore formazione dei colleghi.

L’azienda ci ha anche comunicato che i prossimi inserimenti di Lavoratori Misti avverranno inizialmente in Filiali Retail, anche per favorire una maggiore e più diretta conoscenza del “mondo” della banca, e solo successivamente verranno ri-assegnati in Filali Exclusive.

Vi aggiorneremo sugli sviluppi.

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Contratti misti: occorre il rispetto delle persone

Abbiamo ricevuto in questi giorni numerose e preoccupanti evidenze da parte di giovani colleghe e colleghi a contratto misto che hanno richiesto, come previsto dagli accordi vigenti, la trasformazione del loro rapporto di lavoro in contratto a Tempo Pieno. In molti casi, segnalati da diverse regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Abruzzo) l’Azienda ha proposto assegnazioni a centinaia di chilometri dall’attuale filiale di appartenenza, sempre in altre regioni, in alcuni casi neppure confinanti.
Così non va!
Il contratto misto è stato istituito con il Protocollo per lo Sviluppo Sostenibile del Gruppo Intesa Sanpaolo sottoscritto con l’Azienda il 1° febbraio 2017, nelle cui premesse è precisato che “le Parti intendono continuare a coniugare in un’ottica socialmente responsabile la realizzazione delle strategie di impresa e la valorizzazione delle persone”, mentre più oltre si richiama l’importanza della “valorizzazione e motivazione delle persone” e la “centralità delle persone e attenzione alle esigenze dei colleghi”. Il Protocollo, oltre al contratto misto, individua in un’ottica, appunto di sostenibilità, valorizzazione e sviluppo, anche altri ambiti – la conciliazione tempi di vita e di lavoro, il part time, il lavoro flessibile, iniziative di ascolto strutturato – in cui costruire azioni positive.
Il Protocollo stabilisce che, decorso due anni dall’assunzione, a fronte della richiesta di trasformazione del contratto misto a tempo pieno:
“l’Azienda propone entro 9 mesi una posizione professionale ed un ambito geograficoall’interno della regione di assunzione, ovvero in regioni ad essa limitrofe, coerenti con le esigenze tecniche e produttive aziendali per assecondare tale richiesta”.
È di tutta evidenza che questa regola, peraltro esplicitata nell’accordo, non sia stata rispettata dalle proposte aziendali ogni volta in cui le assegnazioni sono relative a regioni non limitrofe e neppure in coerenza con le esigenze produttive, come è accaduto in regioni come Lombardia o Piemonte per le quali sono appena state annunciate svariate assunzioni, a riprova delle carenze di organico nelle filiali che il Sindacato denuncia da tempo, ma non si è ritenuto di proporle come sedi di lavoro in occasione della trasformazione a tempo pieno coloro che già lavoravano con contratto misto!
Riteniamo che questo modo di operare costituisca una mancanza di rispetto e di considerazione per il lavoro che hanno svolto fino a oggi le colleghe e colleghi a contratto misto, oltre che per nulla in linea con le premesse e lo spirito del Protocollo, oltre che con il tipo di rapporto con il personale che fino a oggi ha connotato il nostro Gruppo.
Auspichiamo che si tratti di un errore di gestione e non invece di una volontà punitiva nei confronti delle colleghe e dei colleghi che intendono esercitare il loro diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro.
Chiediamo pertanto che le assegnazioni proposte vengano riviste in modo coerente con i principi sempre affermati da Intesa Sanpaolo e che trovano chiara esplicitazione nel Protocollo Sviluppo Sostenibile.

qui il documento in pdf

REDDITO NETTO O NETTO DEL NETTO? Chiarimenti in termini fiscali di chi vive anche a partita iva

“A quattro anni dalla sua nascita il contratto misto si conferma un’opportunità per le persone e per l’azienda, favorendo l’occupazione e la competitività in uno scenario economico e sociale in continua mutazione”. 

Comincia così l’articolo che festeggia il compleanno del contratto misto a quattro anni di distanza dalla sua nascita. Buon compleanno contratto misto. Quanto sei cresciuto? L’articolo di Mosaico riporta, attraverso l’utilizzo di grafici, un parallelismo che tiene conto dello stipendio di un collega full time con inquadramento 3A1L e di un collega contratto misto. Dal grafico emerge una crescita notevole in termini reddituali del secondo rispetto al primo, assumendo connotazione centrale il termine reddito netto

Per opportunità di trasparenza si è pensato di riportare in maniera oggettiva quanto del reddito tenuto in considerazione nei grafici viene trattenuto nelle tasche dei colleghi junior e senior. Una premessa ulteriore corre d’obbligo: la stragrande maggioranza dei colleghi junior aggiunge, a quanto verrà esposto in seguito, spese ulteriori che, in linea generale, costituiscono una variabile di rilevante incidenza. 

Il dato che si porta all’attenzione include pagamento dell’affitto, spostamenti a proprio carico, tenuto conto che diversi colleghi si sono spostati dal sud al nord. 

Anticipato questo, per dovere di cronaca nei confronti dei colleghi full time che si saranno interrogati circa la convenienza o meno dello switch – passaggio, per chi crede ancora in maniera romantica nella propria lingua madre- va detto che, a fronte di un reddito depurato di tassazione, il reddito del gestore a contratto misto supporta dei costi diretti e indiretti. I secondi vanno intesi come opportunità di mancato guadagno ed incidono nella propria vita in virtù dell’assenza del welfare. 

Da gennaio 2019 è possibile aderire al regime fiscale c.d. forfettario (flat tax). Si tratta propriamente della possibilità di pagare, con un’aliquota piatta, circa il 15% sul 78% del reddito fatturato, qualora lo scaglione rientri nei 65.000 euro annui. Si passa al 20% se quest’ultimo subisce un aumento. 

Tuttavia è prevista un’ulteriore possibilità, a fronte del rispetto di determinati requisiti previsti per legge, di poter accedere ad un ulteriore vantaggio fiscale. Chi non ha avuto in precedenza rapporti di lavoro subordinato con lo stesso datore di lavoro e non ha avuto antecedenti aperture partita iva, paga per circa 5 anni il 5% sul 78% del reddito fatturato. Di conseguenza, rientrano nel regime ordinario tutti coloro che non rispettano i requisiti sopra riportati. 

A supporto delle suesposte argomentazioni verranno riportati i due esempi pratici richiamati nell’articolo pubblicato su Mosaico con i relativi approfondimenti. Calcoli alla mano. 

Consulente junior: reddito annuo 13.200 euro. Reddito imponibile al 5% pari ad euro 10.296 euro. Imposte pari ad euro 514,80 che vanno moltiplicate per due, in quanto lo Stato italiano abbraccia la logica della ritenuta di acconto, secondo la quale si presume che il reddito prodotto l’anno precedente eguagli quello successivo (euro 1029,60). 

Consulente senior: reddito annuo 31.200 euro. Reddito imponibile al 15% pari ad euro 24.336. Imposte pari ad euro 3.650 (7.300 euro per i motivi di cui sopra). 

A questo vanno sommati i contributi INPS, a seconda dell’adesione o meno alla domanda di abbattimento. Ragion per cui si pagheranno 3.600 euro annui se non si aderisce alla domanda, 2400 euro annui con l’adesione, adesione che comporta una riduzione del periodo contributivo annuo da 12 mesi a 10. 

Inoltre vanno aggiunti:

  • il costo pari ad euro 185 dell’iscrizione all’albo OCF;
  • il contributo di circa 50 euro da versare entro giugno di ogni anno alle rispettive Camere di Commercio;
  • l’Enasarco (aliquota pari al 17% da decurtare su ogni fattura mensile, di cui l’8,5 % a carico del consulente e l’8,5% a carico dell’azienda). 

Non tutti sanno che l’agente di commercio appartiene all’unica categoria professionale presente nel nostro Bel Paese che sostiene i costi previdenziali pubblici e privati. Tradotto: paga i propri contributi all’INPS e ad una cassa privata.

A fronte del ragionamento sviluppato, è facile dedurre quanto segue: un consulente junior sommerà ai 1029,60 euro i 2400 euro di contributi previdenziali (o 3.600, ma si preferisce rimanere nella migliore delle ipotesi), ottenendo un costo annuo da supportare di circa 3.429,60 euro (diviso su base mensile, si ottiene 285 euro); un consulente senior supporterà un costo di euro 4.833,60 (circa 402 euro mensili). 

Va anche detto che è del tutto irragionevole immaginare di tenere dietro a tutte le incombenze fiscali e previdenziali legate al lavoro autonomo senza rivolgersi a un commercialista. Per una gestione semplificata le tariffe di mercato partono da almeno 600€ annui 

A queste considerazioni va specificato, come anticipato, il discorso legato al mancato guadagno di tipo indiretto:

  • la perdita del 60% della contribuzione a carico dell’azienda all’INPS (circa 6.000 euro annui) che produrrà una correlata riduzione del 60% dell’importo della pensione;
  • la perdita del 60% della contribuzione a carico dell’azienda alla previdenza complementare (circa 650 euro annui);
  • la perdita del 60% del TFR, circa 1.300 euro annui;
  • la perdita del 60% delle quote del PVR e dei sistemi incentivanti, misurabili in svariate centinaia di euro all’anno;
  • la perdita del 60% dei buoni pasto (circa 930 euro annui);
  • il pagamento della contribuzione piena al Fondo Sanitario, pure a fronte dello stipendio da part time, con un aggravio di circa 190 euro per ogni persona iscritta al Fondo. 

Rappresentate le più floride delle ipotesi, sarà più chiaro valutare le proprie scelte in campo lavorativo. 

Ai posteri l’ardua sentenza.

Coordinamento FISAC Lavoratori Misti dell’Area Torino e Provincia

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Fisac Flash: proroga previsioni per Lavoratori Fragili e “Premio fedeltà” per Lavoratori Misti

Abbiamo appena avuto conferma dell’accoglimento della nostra richiesta di proroga al 31/7 delle previsioni a favore dei Lavoratori fragili.

L’azienda ha inoltre comunicato di aver predisposto un “premio di fedeltà” destinato ai Lavoratori misti Junior (i colleghi assunti post stage) che hanno già deciso o decideranno di non convertire a full time il proprio rapporto di lavoro e continuare invece con il Contratto Misto al termine del primo biennio di lavoro. Il premio consiste in 5.000€ una tantum e l’incremento di 15 clienti nel portafoglio “B” pari a un incremento di circa 15.000€ di MINT.

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La nuovissima Infografica Lavoro Misto

Nei giorni scorsi abbiamo aggiornato la Guida al Contratto Misto, evidenziando come non sia più necessario sostenere l’esame EIP per l’assunzione.

Con l’occasione abbiamo redatto una nuovissima infografica che sintetizza le caratteristiche principali del Lavoro Misto, sia nella sua compenente “Dipendente” sia in quella “Autonoma”.

Abbiamo anche evidenziato il diritto individuale alla eventuale trasformazione in Contratto Full Time Dipendente.

I vari temi relativi al Contratto Misto possono essere approfonditi consultando la versione integrale della nostra Guida.

Inoltre i nostri esperti Linda TROISI e Gigi PORCHIA sono a vostra disposzione per consulenze individuali.

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Aggiornamento Guida al Lavoro Misto: non occorre più l’Esame EIP

I nostri esperti Gigi Porchia e Linda Troisi hanno aggiornato la Guida al CONTRATTO MISTO, in particolare nel capitolo dedicato agli Stage propedeutici all’assunzione. A seguito di una delibera Consob non è più necessario sostenere l’esame EIP, ma l’azienda procederà all’assunzione a seguito del superamento dell’esame OCF e dell’avvenuta iscrizione all’Albo. Questo comporterà però un allungamento dell’attività tutorata post assunzione prima di poter operare in autonomia.

Come sempre le parti variate sono evidenziate in giallo in questo modo e Gigi e Linda sono a vostra competa disposizione per chiarimenti e consulenze.

Vi ricordiamo che potete contattare anche i nostri sindacalisti sul territorio (qui trovate tutti i loro riferimenti).

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CONTRATTO MISTO: AL MOMENTO NON C’È NESSUNA EVOLUZIONE AZIENDALE, MA DAL BASSO STIAMO INCOMINCIANDO A FARCI SENTIRE

La scorsa settimana la FISAC ha organizzato una riunione nazionale dedicata esclusivamente al “Contratto Misto”. Hanno partecipato i Referenti Sindacali di tutte le Aree in cui è suddivisa ISP e almeno un collega a Contratto misto per ciascuna di questa Aree.

È stato un momento di confronto molto importante e costruttivo, in cui da un lato abbiamo condiviso esperienze e problemi e dall’altro abbiamo iniziato – per la prima volta tutti insieme – a predisporre una serie di richieste e proposte da presentare alle funzioni aziendali di competenza per migliorare davvero la nostra condizione lavorativa.

Abbiamo elaborato due elenchi: uno dedicato alle questioni comuni a tutti i colleghi con Contratto Misto e un altro dedicato ad aspetti specifici segnalati dai colleghi a Contratto Misto assegnati alla FOL, per i quali chiediamo assegnazione, per uniformità, sulla filiale exclusive.

Non possiamo che constatare che dopo una prima fase di rodaggio, a distanza di mesi, appare evidente come l’evoluzione del contratto misto sembri affrontare una fase di perdurante “stagnazione”, per restare nei termini economico finanziari.

Nulla è mutato: i nuovi ingressi si aggiungono ai precedenti mentre i problemi strutturali legati a questa tipologia contrattuale continuano ad accumularsi nel silenzio delle funzioni aziendali.

Sono indispensabili dei cambiamenti!

L’inserimento dei colleghi in filiale deve essere accompagnato da una formazione appropriata e continuativa che gli consenta di acquisire le competenze procedurali, e non, indispensabili per poter proseguire nella fase di costruzione del “portafoglio Consulenti”.

In questa fase è di fondamentale importanza la collaborazione con i colleghi delle filiali di appoggio, che va agevolata il più possibile.

I tempi di costruzione del portafoglio, poi, vanno chiaramente esplicitati e sempre rispettati; il “pressing” per la chiusura anticipata di questa fase non è accettabile, perché è questo il momento in cui i colleghi gettano le basi che gli permetteranno nel lungo periodo di crescere come lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda l’aspetto commerciale, al Gestore a contratto misto non può e non deve essere richiesta la stessa prestazione di un dipendente full time, così come invece spesso accade.

Va rispettato il suo doppio ruolo permettendogli come Consulente di orientarsi verso la consulenza evoluta dedicata al portafoglio patrimoniale del cliente.

La normativa che disciplina il Contratto misto deve essere, inoltre, chiara, univoca e facilmente reperibile: indicazioni operative contradditorie rendono più complesso lo svolgimento dell’attività dei colleghi e li espongono al rischio di contestazioni disciplinari.

Si richiede una maggiore trasparenza sul dettaglio della fattura rispetto alle provvigioni, in quanto per come è definita non dà ai colleghi alcuna possibilità di verifica.

Dovrebbe, infine, essere resa disponibile l’apertura del deposito amministrato fuori sede ed essere implementata ulteriormente l’operatività presso il cliente o a distanza.

L’anno 2020 appena trascorso ha altresì limitato sia gli affiancamenti che l’attività fuori sede, riteniamo necessario, che il collega possa esercitare la scelta a full time anche successivamente ai 2 anni, come previsto nell’accordo, chiedendo che lo stesso venga integrato con questa possibilità

Siamo alle porte della fusione con UBI che porterà sicuramente molte novità in azienda: vogliamo sperare che possa essere l’occasione per dare dei concreti segnali di svolta anche a noi Contratti Misti.

LAVORATORI MISTI FISAC/CGIL
Intesa Sanpaolo

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Continua l’impegno della FISAC per i Lavoratori Misti: sottoscritta una polizza specifica

La FISAC prosegue e diversifica il suo impegno per la tutela dei Lavoratori Misti.

E’ stata sottoscritta una polizza specifica – valida solo se abbinata a una polizza per il Lavoro Dipendente –  che copre l’attività professionale (compresa la tuttela legale) svolta come Lavoratore Autonomo. I Contratti Misti possono attivare la polizza Lavoratore Autonomo (possono scegliere tra due massimali diversi) in abbinamento obbligatorio alla polizza Lavoratore Dipendente (possono scegliere tra cinque massimali diversi) nella sezione “D” della pagina https://www.amintafisaccgil.com/

La CGIL è impegnata ormai da anni – a partire dal varo della Carta Universale dei Diritti del lavoro – nella costruzione di un sistema di tutele per tutto il mondo del lavoro, che sia dipendente, o autonomo. La FISAC ISP condivide pienamente questa impostazione e lavora quotidianamente al fianco dei Lavoratori Misti per dare corpo e sostanza a questa dichiarazione programmatica.

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