Archivio Calabria

Il valore dell’esempio

 

RSA INTESA SANPAOLO REGGIO CALABRIA

IL VALORE DELL’ESEMPIO

 

Abbiamo avuto modo di riflettere sul contenuto del Nuovo Piano d’Impresa di ISP: la preoccupazione naturale legata ai cambiamenti significativi annunciati ha provato a trovare argine e rassicurazione nella precisazione, più volte ripetuta, dell’importanza riconosciuta e attribuita alle “nostre persone, la nostra risorsa più importante”.

I colleghi tutti hanno ampiamente e ripetutamente dimostrato di riuscire, nonostante tutto, a compensare carenze di organico croniche, continui stravolgimenti organizzativi, soluzioni adottate non sempre esattamente corrispondenti ai processi lavorativi formulati sulla carta: la realtà dimostra sempre contenuti e necessità differenti, ma nonostante tutto i dipendenti hanno garantito soddisfazione agli azionisti, sicuramente superiore a quella percepita individualmente .

Ci sarebbe da chiedersi come sia possibile: semplicemente finora sono stati forti il senso di appartenenza e la motivazione, che sono il vero motore del successo. Ma tutto questo può trovare  genesi e linfa solo nel rispetto, nella dignità, nella gratificazione  dell’individuo, nella condivisione dei valori e va alimentato, ogni giorno, attraverso i comportamenti. I bravi leader lo sanno e si sforzano di creare un senso di connessione, collaborazione, e comunione: è il dialogo  non la paura il loro cavallo di battaglia, perchè i veri leader creano leader, creano un ambiente sano dove le loro persone possono sviluppare capacità, conoscenze e iniziativa personale con   confronti sereni e costruttivi, che permettono di  riconoscersi reciprocamente.

Bisogna ricordarsi sempre che nessuno è più importante della squadra, da soli non solo non si vince ma non si va da nessuna parte.

Un lento e graduale processo di inversione negativa è iniziato da tempo: lo abbiamo detto più volte. E i fatti continuano a dimostrarlo senza alcun dubbio.

Sempre più di prima, sono troppi  quelli che, a vari livelli, cominciano a manifestare segni di insofferenza, impossibilità di identificazione, non si “ritrovano”, non si riconoscono nella loro Banca, e per questo  hanno difficolta sempre maggiori a trasformare la mission in azione, lo scopo in pratica. La cosa diventa drammatica quando non si riesce a legittimare chi dovrebbe guidarli: perchè nonostante, l’impegno, il lavoro sempre più sfidante e sfibrante, non solo non vengono ascoltati e gratificati ma sono addirittura  mortificati, umiliati e vessati.

E come potrebbe essere diversamente, per esempio, in un asset considerato strategico dalla stessa banca, quando un “capo” che dovrebbe motivare, trascinare, ingaggiare e portare a bordo, durante colloqui “one to one” prende appunti chiedendo ai gestori se vogliono salvare il loro direttore, a suo dire in bilico, pronto per essere colpito e affondato dalla battaglia navale aziendale, dicendo loro: se non volete che sia cacciato, per colpa vostra, e lo volete salvare allora… dovete fare …

Probabilmente chi non detiene leadership necessita di tutto ciò: ma non può essere una giustificazione.

Ma come è possibile che questa sia la NOSTRA banca ci chiedono i colleghi, come è possibile che situazioni del genere continuino ad esistere e ad essere consentite: i segnali di malessere sono evidenti, noti e chiari: forse i colleghi che subiscono tutto questo senza motivo, senza necessità, senza efficacia (se non quella di produrre demotivazione) potrebbero insegnare a chi dovrebbe guidarli, la sana e giusta gestione dello stress: ne hanno ampia esperienza.

 

Reggio Calabria, 4/3/2022

Trimestrale Area Calabria

 

 


Tra assunzioni, accorpamenti, formazione e sicurezza … alti e bassi in “Area Disagiata”.

Nei giorni scorsi si è tenuta alla presenza dei referenti aziendali – Relazioni Industriali Capogreco, Risorse Umane Mancini e Iannaccone, Direzione Commerciale Retail Mastria, Immobili Rainone e Sicurezza Spada – la prima Trimestrale dell’Area Calabria dall’ingresso di Ubi Banca in Intesa Sanpaolo.

All’esposizione aziendale dei dati relativi agli organici dell’Area, è seguita una disamina della situazione commerciale. Da questa è emerso, in modo evidente, come i risultati positivi siano il frutto della professionalità e dell’impegno dei colleghi dell’Area che non si sono risparmiati, nonostante le indiscutibili difficoltà del periodo (emergenza pandemia, mancanza adeguata formazione per ex UBI, disfunzioni organizzative, carenza di risorse, etc.).

Molte sono state le segnalazioni da parte Sindacale:

La necessità di assunzioni in un territorio come la Calabria è un problema che non può ritenersi risolto con le annunciate 10 risorse in più.

– La formazione dei Colleghi ex Ubi non può ritenersi terminata. Così come non si può pretendere che questi Colleghi siano immediatamente operativi su tutto, non si può chiedere agli addestratori di essere contemporaneamente pronti a raggiungere obiettivi commerciali, tutt’altro che semplici, e magari subire anche pressioni – vedi telefonate inevase, frequenti riunioni, richieste continue di vendita di prodotti e di reportistica di produzione.

– Deve essere chiaro che i problemi di struttura, archivi e sicurezza, conseguenti all’accorpamento delle filiali, sono di esclusiva competenza aziendale che ne assume la totale responsabilità. Le eventuali criticità conseguenti alla non adeguata conservazione della documentazione contrattuale non possono rappresentare un problema per i lavoratori.

– Particolare attenzione, in questa fase, deve esserci in relazione alla mobilità di tutto quel personale che, in ragione delle chiusure delle filiali, si troverà senza posto; così come attenzione ci vorrà a non disperdere competenze e professionalità maturate nel tempo. Vigileremo sull’impatto che avrà il modello distributivo incombente (verifica delle modalità di utilizzo dello smart working) in relazione agli accorpamenti attuali e futuri delle filiali.

– Sui problemi strutturali rilevati e segnalati su varie filiali legati alla mancanza delle aree SAFE, non ci accontenteremo delle rassicurazioni ricevute dal referente della Sicurezza e vigileremo affinché le problematiche evidenziate trovino adeguata soluzione.

– Attendiamo ragguagli in merito allo spostamento di 85 colleghi operanti su Cosenza viale Crati che saranno collocati in via Salvemini presumibilmente alla fine del mese di novembre e per i quali siamo certi si stiano preparando gli uffici seguendo tutti i canoni di sicurezza previsti dalle normative vigenti in materia.

– Abbiamo segnalato le carenze di organico, tra i colleghi addetti ai Crediti, dovuti a mancanza di turnover a seguito di esodi e pensionamenti avvenuti e che avverranno a breve negli uffici.

– La formazione che viene somministrata su Apprendo è relativa spesso ad argomenti e procedure abbastanza lontani dalla operatività di filiale e di direzione territoriale. Ferme restando le previsioni del Modello 231, si potrebbe razionalizzare la formazione obbligatoria privilegiando temi effettivamente attinenti al nostro lavoro.

– L’Azienda deve tenere nella medesima considerazione tanto il raggiungimento degli obiettivi commerciali (spesso troppi ambiziosi), quanto la giusta definizione di congrui carichi di lavoro in modo da consentire ai lavoratori il rigoroso rispetto della normativa con particolare attenzione all’antiriciclaggio.

La riunione si è svolta in un clima sereno con una interlocuzione chiara e corretta tra le parti; anche se non ci accontenteremo delle disponibilità manifestate e le andremo a verificare nel tempo. Con l’occasione, ricordiamo alla Banca che se si vuole continuare a ritenere la Calabria – in ogni Accordo – zona disagiata, bisognerà agire in coerenza e consequenzialità.

12 novembre 2021                                                     I Coordinatori Territoriali Area Calabria

                                                                                       FABI – FIRST – FISAC – UILCA – UNISIN

NPS Non si Può Sentire

Rappresentanza Sindacale Aziendale –Intesa Sanpaolo

 Reggio Calabria

NPS:  NON si PUO’ SENTIRE

 

Sui budget costruiti con criteri disumani, che non tengono conto della continua diminuzione della forza lavoro per via degli esodi, che costringono a comportamenti a volte discutibili, che sfiancano anche i più tenaci dei colleghi, si sono scritti decine di comunicati.

Perché farne un altro? Per raccontare l’ultima trovata aziendale per rendere ancora più “sfidante” il raggiungimento dei budget: ovvero l’NPS Net Performing Score.

Ufficialmente “è un indicatore che misura la propensione dei clienti a raccomandare un’azienda ad amici e parenti” e consiste di due sole domande.

Quello che succede nella pratica è che non importa se raggiungi il 100% del Budget o persino il 110 su tutti i driver, è necessario che l’NPS abbia determinati valori.

E qui la cosa si fa interessante perché all’algoritmo non importa se il disservizio che causa l’insoddisfazione  della clientela è imputabile alla Banca: sarà sempre la filiale a pagarne le conseguenze.

Si rompe un bancomat in piena estate e non arriva il pezzo di ricambio e la clientela si lamenta del mancato funzionamento dell’ATM per diversi giorni? NPS Non Possiamo Scusarti, sarà la tua Filiale a non percepire il premio incentivante.

I Clienti delle filiali  A e B si lamentano perché è stato tolo il servizio di cassa, mentre quelli della filiale C si lamentano perché le file non finiscono mai perché nella loro filiale si riversano i clienti di A e B? NPS Nessuna Pietà Signori, i colleghi delle Filiali A, B e C potrebbero non prendere premi indipendentemente da quali siano gli sforzi commerciali fatti.

Questi sono solo due esempi e ogni riferimento a fatti o situazioni reali è puramente casuale.

Quello che possiamo affermare è che Non si Può Sentire una cosa del genere e che servono dei correttivi. E’ una questione di credibilità e di fiducia, se vengono meno, non venite a parlare ai lavoratori di sistemi incentivanti dal momento che ogni anno c’è sempre qualcosa che ne ostacola il raggiungimento, senza tener conto che la sua entità è sempre inadeguata agli sforzi e alle difficoltà lavorative anche considerando che si lavora spesso per due perché il personale si riduce sempre ma i budget aumentano.

 

Reggio Calabria 19.10.2021

la Trimestrale di Area che non c’è stata

RSA FISAC CGIL INTESA SANPAOLO REGGIO CALABRIA

 

LA TRIMESTRALE DI AREA

CHE NON C’E’ STATA…

 

Abbiamo fortemente atteso che si fissasse la data della Trimestrale di Area, considerata sempre un momento alto di verifica della realtà aziendale, un confronto importante per potere, nella diversità dei ruoli, illustrare, di fronte a livelli diversi della Banca, la vera situazione dei colleghi e dei punti operativi.

Spesso infatti ciò che viene presunto o dato per scontato dai nostri interlocutori è completamente difforme dal contesto e dalle condizioni in cui si trovano a lavorare i colleghi.

Ma l’attesa è stata vana: vogliamo comunque portare a fattore comune ciò che avremmo illustrato: avremmo descritto filiali allo stremo, dove l’illusione di tornare ad una normalità che non sarà più quella di prima, ha evidenziato invece ancora di più le carenze e le disfunzioni:  personale stanco, provato che si trova quotidianamente a combattere per cercare di colmare ritardi; lacune organizzative e procedurali dalle quali si subiscono pesanti ripercussioni.

La motivazione dei colleghi a terra: riunioni commerciali (in alcuni casi giornaliere della durata di  messe cantate) che vorrebbero accendere entusiasmi e strategie ma trovano platee di uditori stanchi che non riescono a trovare energie e ragioni.

Attenzione però a non pensare che sia colpa della pandemia: il covid ha solo accelerato ed espresso in tutta la sua gravità, gli effetti di scelte poco lungimiranti: pensiamo alla spinta per ridurre o abolire  le casse, per poi ritrovarsi nel periodo delle ferie, senza possibilità di organizzare e pianificare le sostituzioni: e dopo aver tentato soluzioni improvvisate, si decide addirittura di chiudere il servizio alla clientela

Meraviglioso: in un contesto in cui i fatti hanno sempre dimostrato la necessità di permanenza delle casse, si eliminano nel periodo di maggiore affluenza: per fortuna si diceva che la cassa offriva anche ottimi spunti di cross selling commerciale! Ma forse era un altro film…

Forse una visione  più rispondente, porterebbe ad assunzioni dedicate proprio a questo ruolo: giovani da inserire in ruoli base.

Cosa dire poi della problematica bancomat? filiali spogliate del servizio di casse trasformate solo in punti consulenza, dove pero bisogna continuamente ricorrere al servizio prestito risorse per potere garantire il caricamento degli atm.

Cambiamenti di ruoli professionali, effettuati finalmente dopo anni di inascoltate richieste, ma che però evidenziano sempre una coperta cortissima: affluent che diventano small senza la vera formazione che il ruolo richiede; ma i portafogli lasciati da chi saranno gestiti?

Nuove strutture (agribusiness) dove arrivano telefoni, scrivanie, per non parlare dei gestori e degli addetti, dopo mesi dalla partenza del progetto: forse serviva una organizzazione più efficace; forse il management che rivede le proprie scelte o corregge quelle operate, assicura sopravvivenza e successo più di quello che persiste nella miope convinzione di perfezione.

Direttori che si ritrovano a gestire filiali sempre più vuote di risorse (in alcune si lavora costantemente solo in due) e sempre più cariche di obiettivi, problematiche, criticità:  e cosa dire degli effetti di una integrazione improvvisata, che continua a parlare lingue diverse, che non è stata adeguatamente strutturata e che sta, giorno dopo giorno, rivelando preoccupanti risvolti, specie in tema di controlli?

Attenzione, a tutto questo:  si stanno , giorno dopo giorno, intaccando le basi dell’appartenenza, della fiducia, della credibilità e della prospettiva: i colleghi si rispondono sempre di più che non ne vale la pena, si stanno appiattendo e spegnendo nell’entusiasmo e nella speranza, in ciò che servirà necessariamente per garantirci il futuro: e la colpa non è certamente loro.

Servono risorse, risposte, garanzie, processi di progressione professionale certi, quantificabili, duraturi e condivisi , dall’inizio alla fine: non è possibile in corsa modificare le regole del gioco, non è corretto, non è  efficace.

Avremmo voluto ascoltare risposte su quesiti già posti su Filiali che sono ”sfasciumi penduli sul mare” parlare dell’irrazionalità di certe razionalizzazioni, delle mancate occasioni che una pianificazione più attenta avrebbe al contempo portato a ridurre costi di affitto e dare servizi migliori ai clienti. Sarebbe stato fiato sprecato, certo, ma chissà…

E cosa dire di un’azienda che  a metà anno comunica con effetto retroattivo la diminuzione delle complessità dei portafogli ( gestiti e performanti anche durante la pandemia!!!!!) e mette le mani nelle tasche dei colleghi (neppure il fisco italiano riesce a farlo) chiedendo la restituzione dopo 7 mesi della componente remunerativa collegata alla precedente complessità?

Come commentare: “Intesa SanPaolo ha al centro le risorse e la loro valorizzazione”: forse i colleghi non hanno ancora compreso che remano nelle galere  anzichè lavorare in un grande Istituto bancario, che rappresenta il primo datore di lavoro del Paese!

E allora in un momento in cui l’Azienda si appresta ad attuare la sua riorganizzazione attraverso il piano industriale, è indispensabile porre le basi , ma soprattutto  dimostrare la volontà, di costruire una Intesa Sanpaolo inclusiva per i suoi dipendenti, gratificante, premiante, visionaria, nella quale si possa ritrovare l’orgoglio di un tempo: oggi ne è rimasto veramente poco.

 

Reggio Calabria, 21.7.2021

IL COPIONE NON L’ABBIAMO SCRITTO NOI

La realizzazione di qualunque progetto passa attraverso diverse fasi: analisi, pianificazione, sviluppo e organizzazione e controllo: così crediamo sia stata valutata l’integrazione UBI INTESASANPAOLO, ma più cose non hanno funzionato.

Consapevolezza comune dei lavoratori, sia di quelli integrati che di quelli riceventi, è che sia stata l’integrazione più problematica e inefficace di tutte quelle precedentemente vissute dai rispettivi gruppi bancari, sotto l’aspetto umano, funzionale, operativo.

Non basta distribuire ruoli, occorre indicare come interpretarli ed eseguirli e ciò avrebbe necessariamente richiesto affiancamenti dedicati preventivi e contestuali, e non possiamo utilizzare la scusa del Covid: se fosse stata condizionante allora, l’integrazione andava spostata avanti temporalmente, così come è stato fatto per tanti altri progetti, in tanti altri ambiti.

E’ come se si fosse dato a tutti appuntamento indicando giorno e ora per iniziare un viaggio insieme, dimenticandosi che non tutti utilizzavano lo stesso mezzo di trasporto e che non tutti avevano la patente o il biglietto o che molti addirittura non sapevano neppure dove bisognava andare!

Facciamo alcuni esempi:

Colleghi assegnati a ruoli di gestore senza abilitazione agli investimenti: non lo sapevamo?

Portafogli corposi migrati, senza le risorse per gestirli. Domanda banale: ma prima dell’integrazione a chi erano assegnati?

Posizioni che post migrazione appaiono prive dei blocchi per Pignoramenti e Sequestri preesistenti: fatto questo gravissimo che espone Istituto e dipendenti a rischi molto seri: come mettere in sicurezza normativa chi ne deve curare la lavorazione?

Infinite posizioni appostate a partite varie senza documentazione giustificativa disponibile, da lavorare per controlli stringenti.

Migrazioni anagrafiche distribuite senza la prevista competenza territoriale: quale criterio incomprensibile è stato adottato?

Rapporti migrati al nuovo contesto procedurale senza prevedere e fornire per tempo la dotazione di supporti (per esempio carte Bancomat) per consentire ai clienti l’utilizzo dei propri fondi in autonomia; si sarebbe evitato l’Intasamento delle casse (stante anche la mancata formazione degli operatori) che si registra a tutt’oggi.

Basterebbe girare per le filiali migrate, osservare i volti stravolti dei colleghi, le file interminabili di clientela esasperata per capire che più di una cosa non ha funzionato. E che immagine avremmo dato se la foto dei clienti appostati con la sdraio davanti a una filiale fosse finita sui giornali?

Non immaginiamo le conseguenze che arriveranno dall’imminente avvio delle ferie.

Ah dimenticavamo: ogni progetto prevede anche un’ulteriore fase, oltre a quelle prima citate: quella della correzione degli errori e dell’adeguamento all’effettiva realtà: noi la stiamo aspettando con ansia!

Se non arriverà, ce ne ricorderemo e lo ricorderemo nel momento di eventuali contestazioni disciplinari, nella fase della valutazione delle risorse e in ogni altro ambito che fosse necessario.

Reggio Calabria, 10.6.2021

RSA INTESA SANPAOLO REGGIO CALABRIA

il copione non l’abbiamo scritto noi

CLIENTI IN POZZANGHERA

Coordinamento Area Calabro Lucana

CLIENTI IN POZZANGHERA

Gestori peggio, Azienda non pervenuta

 

Abbiamo molto odiato i Promessi Sposi a scuola, ma bisogna riconoscere che Il Manzoni aveva profonde intuizioni, come quando diceva che per confondere la povera gente si usava il Latinorum. Oggi questa funzione è stata assunta dall’Inglese. Così, tra le tante traduzioni possibili di “Clienti in Pool” quella che ci sembra più attinente alla realtà del nostro Istituto è “clienti in pozzanghera”.

Si tratta di masse rilevanti di clientela, centinaia di clienti small, migliaia di clienti retail in una filiale media, che sono attribuite in carico ai Direttori di Filiale.

E’ ovvio che i Direttori (oberati da mille incombenze da quelle serissime dell’antiriciclaggio a quelle strettamente commerciali) con questa clientela non ci parlano proprio per cui i clienti in pool (che hanno esigenze come tutti gli altri) vengono spalmati sui gestori: una maniera molto elegante che l’azienda usa per eludere gli accordi sui ruoli professionali che essa stessa ha sottoscritto.

Purtroppo non si tratta di clienti che stanno a sollazzarsi in Piscina (forse tra le tante traduzioni possibili di Pool è questa quella che intende l’Azienda) ma si tratta di masse di clienti fantasma che si aggirano in filiali presidiate da gestori fantasma e in questo mondo surreale l’unico vero assente è l’Azienda,  che continua ad affidare pericolosamente masse di lavoro ad agenti esterni lasciando che l’assunzione del rischio e la gestione della relazione rimangano all’interno con l’unico vantaggio  di dare una generosa provvigione agli agenti.

L’Azienda è assente anche nelle Filiali (soprattutto quelle ex UBI o appena fuse con Filiali UBI) che andrebbero presidiate da stewart, magari con competenze psicologiche per poter smaltire le folle arrabbiate (e ammassate persino negli androni delle Filiali in barba al Covid) per l’inefficienza del servizio. Qui, non solo la pochissima formazione è stata fatta a distanza, ma sono state virtuali anche le dotazioni in termini di risorse che di dispositivi (pensiamo ad esempio alle carte versamento mancanti in una banca che vuole spingere all’uso delle casse automatiche). Abbiamo toccato con mano l’amarezza dei nuovi colleghi che pensavano di arrivare in una grande banca ma era solo una banca cresciuta male. Ci hanno detto che è stata la peggiore integrazione in numerosi anni di carriera a dispetto dai proclami roboanti.

L’azienda è assente in Filiali ormai allo stremo per assenza di personale ed è tempo di pensare a  una soluzione definitiva che non può avvenire attraverso  accorpamenti  di filiali,  peraltro come quelli fatti negli anni passati contro ogni logica  in maniera totalmente penalizzante del territorio e delle sue potenzialità, ma che deve passare attraverso un piano di assunzioni.

E’ necessario  aumentare il numero  gestori (che non ci sono) per poter servire  i clienti (che ci sono). A meno che il vero obiettivo non sia quello di perdere masse di clientela. O forse questo è un prezzo calcolato, approfittando del problema del Covid, per andare verso una banca sempre meno fisica.
Quali macerie resteranno alla fine della pandemia della banca pre-covid?
Sembra pochissime e sarà un incubo, non certo meritato dai colleghi …

 

Reggio Calabria 27.4.2021

 

TUTTO  BELLO, TUTTO PERFETTO

E’ di qualche giorno fa il messaggio dei vertici aziendali con il quale viene  riconosciuta grande enfasi all’integrazione ISP UBI: peccato che la realtà vissuta veramente dai colleghi e dai clienti sia completamente diversa dalla visione dal management.

L’integrazione ha sicuramente visto la buona volontà di tutti, ma di sicuro il risultato ottenuto è stato poco soddisfacente, per organizzazione e qualità: integrare fisicamente e logisticamente mondi diversi, aggiungendo alle normali  difficoltà dei processi integrativi, quelle proprie del momento pandemico, non poteva certo  esprimere i risultati descritti : lo si sarebbe dovuto considerare e prevedere.

Se è stato possibile avviare e gestire il processo sicuramente lo si deve solo all’abnegazione del personale, che dimostra, senza averne conseguente adeguato merito e riconoscimento, di compensare sempre più le lacune aziendali.

Territori abbandonati: senza stewart, (in alcune filiali sostituiti grazie all’inventiva del  direttore), in altre , invece,   file di clienti indisciplinati e non governati, ai limiti delle risse per gli accessi alla filiale; affiancamenti che stridono con le regole Covid: come fare addestramento al bancomat, o alla cassa, o anche ai gestori rispettando le regole di distanza di almeno un metro? Promiscuità di operatori presenti nelle filiali, per gli adeguamenti dei locali, senza considerare la necessita di tutela e sicurezza con igienizzazioni prima delle aperture?

Di certo aldilà delle convinzioni, la Banca non ha certamente espresso immagine di adeguato presidio e gestione: non si è dimostrata grande, presente e vicina cosi come si definisce.

Cosa dire poi dell’asset agribusiness? Colleghi destinati ai nuovi ruoli non tutti muniti di adeguata motivazione ed esperienza: non tutti ancora assegnati all’organizzazione che invece, per i volumi e per la mission strategica, deve assicurare prontezza di risposte e di assistenza alla clientela primaria chiamata a gestire, pensando che le “ pillole” formative post assegnazione possano ritenersi sufficienti a ricoprire il ruolo adeguatamente.

E’ come se si pretendesse dalla sera alla mattina che una persona, per esempio, italiana possa tranquillamente conversare in tedesco .

Abbiamo tutti grande nostalgia della Banca in cui lavoravamo, quella  delle integrazioni del passato, in cui i punti operativi da integrare vedevano affiancamenti fisici dedicati ad opera delle migliori risorse che accompagnavano l’integrazione normativa e procedurale, assicurando ai colleghi formazione concreta, serenità lavorativa e traguardavano i clienti con sicurezza nel nuovo mondo operativo. Oggi invece si è scelto l’affiancamento da remoto, salvo poi rimproverare i colleghi in tutoraggio, per non dedicarsi agli obiettivi commerciali e distrarsi con la formazione a distanza!

Cosa dire poi sulla strategia aziendale di attribuire ai direttori portafogli  di clienti, non attribuibili a risorse che non ci sono, per continuare a negare il deficit di personale esistente; salvo poi di fatto farli gestire ai colleghi presenti: sempre maggiore e sempre più diffuso lo stress da lavoro insostenibile.

La situazione è prossima a esplodere; anche in termini di salute dei lavoratori con le conseguenze che ne deriveranno e che non saranno diversamente interpretabili.

La vera integrazione non si realizza con le parole: servono i fatti!

Intesa Sanpaolo – RSA Reggio Calabria

Reggio Calabria, 19.4.2021

la coperta è corta

FISAC CGIL                           

Rappresentanza Sindacale Aziendale –Intesa Sanpaolo

 Reggio Calabria

 

LA COPERTA E’ CORTA

 

Da tutti i territori e dalla stessa nostra area si sono susseguiti comunicati sulla necessità di potenziare la rete con le nuove assunzioni che potranno solo in parte colmare il vuoto (in termini numerici ed esperienziali) di molte professionalità che hanno lasciato il lavoro.

Questa sigla, aveva già posto in tempi non sospetti nelle sedi opportune, la necessità di formare nuove figure, in particolare, per l’ambito  small business, ruolo che non può essere oggetto di improvvisazioni o percorsi “apprendo”, ma che richiede competenze tecniche e quel “fiuto” che si acquisisce con anni di esperienza, o con affiancamenti di lungo periodo al fianco dei più “esperti”, come era buona abitudine del passato.

Possiamo affermare senza tema di smentite che le complessità (ambientali ma non solo) che questo territorio presenta sono tali che le Filiali vanno presidiate da risorse ben formate e di esperienza. La buona volontà purtroppo non basta.

I portafogli sono costruiti per nascondere subdolamente la realtà ampiamente nota all’ Azienda, che tenta di mascherare le proprie carenze attribuendo, per esempio, ai Direttori portafogli di clientela, sia privati che small: ma la cui   effettiva gestione viene poi, a cascata, demandata ai gestori, già stressati e oberati dai loro carichi, e senza loro corrispondere adeguato riconoscimento nè in termini economici nè di crescita professionale.

O è cambiato qualcosa nel ruolo dei Direttori (che già sono costretti a mille acrobazie quotidiane) e non ce ne siamo accorti o sono tentativi illusionistici, per allungare una coperta troppo corta.

Le criticità della rete emergono in tutta la loro drammaticità in tutti gli ambiti e comparti: anche per l’attività di sportello. Le forzature fatte sull’abolizione delle casse hanno solo prodotto un ingolfamento delle filiali Hub, oltre alla crescente insoddisfazione dei clienti per la qualità dei servizi: speriamo che gli errori del passato portino a maggiore saggezza per le prossime decisioni in tale ambito.

Le Filiali vanno avanti mettendo a rischio la salute dei colleghi sottoposti a estenuanti stress lavorativi, dovendo sostenere il carico di troppe risorse mancanti dall’organico: punti operativi che assicurano operatività con due, tre risorse, compreso il direttore; li si sollecita per l’utilizzo pedantesco delle ferie, salvo poi chiederne lo spostamento per impossibilità di sostituzioni. La situazione va avanti da anni ma oggi ha raggiunto criticità non più sostenibili.

Servono risorse nuove non solo per consentire i necessari ricambi generazionali ma anche per assicurare serenità e sicurezza lavorativa: le esigenze della rete devono essere considerate assolutamente prioritarie rispetto a quelle di tutte le altre strutture: le fusioni hanno visto diminuire gli uffici e gli staff direzionali ma le filiali della rete non ne hanno vissuto alcun conseguente e naturale beneficio.

Se questa è la situazione e l’Azienda non è in grado di presidiare il territorio, esiste una sola  soluzione possibile: il ridimensionamento dei budget, che vanno tarati e attribuiti non in base al numero formale delle unità assegnate , bensì in considerazione dei dipendenti effettivamente presenti e presidianti i rispettivi portafogli: servono condizioni di lavoro sostenibile in una Azienda che si definisce tale.

Non esiste altra strada.

 

Reggio Calabria, 12.2.2021

 

                                                                               

 

 

 

Adesso Assunzioni

Coordinamento Area Calabro Lucana Intesa Sanpaolo

 

ADESSO ASSUNZIONI

Gli sforzi operati in questi mesi dalle filiali di ogni ordine e grado per fronteggiare l’emergenza sanitaria sono sotto gli occhi di tutti. Gli esodi delle ultime settimane e quelli che arriveranno, stanno aggravando una situazione già pesante in molte strutture dell’Area.

In molti abbiamo fatto il tifo per l’Operazione Intesa Ubi, sperando con l’integrazione di risolvere problematiche sia di richieste trasferimenti di colleghi ferme da anni, sia per sistemare filiali ridotte all’osso. Purtroppo però in buona parte della nostra Area, l’operazione avrà un impatto marginale e più che mai servono forze fresche anche alle nostre latitudini (non ricordiamo più a quanti lustri fa risale l’ultima assunzione nella rete).

La coperta è troppo corta e le filiali devono rincorrere continue emergenze.

Una banca impegnata nel sociale come Intesa Sanpaolo è ben conscia del ruolo che il sud può avere nella ripresa del paese ma se si abbandonano parti del territorio, chiudendo sportelli, e lasciando che l’età media di chi rimane continui ad aumentare ben oltre le statistiche nazionali, tutto questo è indice di una ritirata che prelude a una sconfitta, non solo per il territorio, ma per la stessa Intesa Sanpaolo.

27.1.2021

Nulla sarà come prima

NULLA SARA’ COME PRIMA
(ma qualcuno sembra non capire)
Inizia un nuovo anno, ma purtroppo, nel passo di quello trascorso: la pandemia, aldilà delle opinioni,
dimostra nei fatti di accompagnare e condizionare pesantemente le nostre vite, anche lavorative
Assistiamo, e purtroppo subiamo, riunioni nelle quali non viene mai considerato il peso dello stress
pandemico a cui si è stati sottoposti, subendo la leggerezza disarmante di scelte istituzionali
governative, ma anche aziendali (ancora oggi, dopo un anno che avrebbe dovuto generare la
necessaria esperienza, i colleghi non si sentono sicuri, ne considerano le soluzioni dell’azienda idonee
a tutelarli realmente).
L’unica, la sola preoccupazione di chi ci dirige è esclusivamente macinare numeri e risultati: questo
lascia in tutti noi un segno di grande disorientamento.
Il paese non sa dove e come andrà incontro al proprio futuro: incombe il peso dei licenziamenti, di
una crisi delle aziende strutturale legata anche all’assenza di proposte e soluzioni di lungo periodo.
E’ fortissimo il senso di precarietà e paura dimostrato anche dall’aumento vertiginoso della raccolta
non impiegata: preoccupa anche il momento in cui si dovrà riprendere con il pagamento delle rate
dei prestiti.
Con gli innegabili riflessi sulle banche che tutto ciò avrà
In questo scenario non proprio roseo, cosa fanno i nostri capi: riprendono a indire riunioni in cui si
chiede come sia possibile fare prestiti small senza polizze, (ricordiamogli che noi siamo Intesa, non
Unicredit); si invitano i gestori a lavorare liste per prestiti personali che includono anche clienti in cassa
integrazione, si sollecitano appuntamenti continui in filiale per i collocamenti.
Ma hanno minimamente idea di come si sentano i colleghi? Di quanto siano stanchi e provati: hanno
dimostrato superiori capacita di contenimento degli effetti negativi della pandemia, ma ciò non
significa che questo non li abbia profondamente segnati.
I lavoratori hanno bisogno di normalità, serenità, tempi umani, organizzazione di luoghi e di risorse
efficienti, adeguate e conformi alle richieste; fra i tanti paradossi abbiamo gestori aziende retail che
hanno visto triplicare il lavoro ma il loro numero è rimasto invariato.
Ma nulla di tutto questo si vede all’orizzonte
Filiali in affanno di personale, con carenze storiche, richieste di nuovi percorsi professionali impossibili
da considerare. Il CTS avvisa e richiama all’attenzione per una terza pericolosa fase all’orizzonte,
mentre da noi si dice che ormai tutto è passato, addirittura che è iniziata la ripresa.
E mentre la fame è tanta che in banca ormai entrano solo personQuanto segnalato, anche alla luce di tristi vicende recenti, deve nei fatti dimostrare che occorre
ascolto, attenzione, rispetto e considerazione del capitale umano, prima di quello economico.
Ricordando anche che i risultati sono sempre di squadra mai personali che il vero leader è quello
che parla al gruppo e del gruppo; non sono quindi comprensibili elogi personalizzati o gratificazioni
di vari superman o wonder woman: tutti i colleghi sono stati eroi, non dimentichiamolo.
E infine cosa dire poi del sistema premiante: l’Italia resta a casa, ma in Intesa si torna a scuola: come
d’abitudine nelle scuole elementari, da noi si torna a premiare il dipendente diligente con la
cioccolata o con la marmellata: forse dovremmo indossare una tuta da ballerini o cantare ad un
microfono, affinchè l’azienda predisponga consone risorse per premiare adeguatamente i propri
dipendenti: ne sono state trovate per tutto e per tutti, si troveranno per premi veri e non offensivi.
Ma l’Azienda purtroppo pretende lavoro manageriale, pagandolo in modalità operaia.
Reggio Calabria 14.1.2021

comunicato sindacale

 

L’eco e il clamore mediatico suscitato dalla vicenda dei 7 colleghi dell’Unicredit di Reggio Calabria indagati per associazione a delinquere e truffa a seguito delle denunce di alcuni clienti che sarebbero stati costretti a sottoscrivere forzatamente polizze assicurative, pena il mancato rinnovo di linee di credito o il passaggio a sofferenza, ha destato in città un clima di diffidenza e ostilità da parte della clientela verso le banche che si registra quotidianamente anche nelle relazioni coi nostri clienti. Abbiamo personalmente assistito durante una visita in una Agenzia a un cliente che entrando ha alzato le mani e ha detto: “Alzo le mani, i banditi siete voi”. Tale tono canzonatorio diventa ben più pesante quando i clienti vengono sentiti al telefono per la proposizione di prodotti. E’ di oggi la notizia che i lavoratori di Unicredit sono stati sospesi cautelativamente, gli sono stati sequestrati i cellulari aziendali e sono stati invitati a ritirare nell’intervallo i loro effetti personali per evitare contatti con gli altri colleghi.

comunicato sindacale assemblea

UNA SITUAZIONE WIN TO WIN – Una battaglia che rivendichiamo

E’ stato reso oggi l’elenco delle variazioni strutturali di orario che vede ridurre in modo sostanziale l’orario di chiusura della stragrande
maggioranza delle Filiali Flexi dell’Area.
E’ una vittoria per i lavoratori, ma anche per la Banca che sul territorio ormai comprendeva che l’orario Flexi non era un’opportunità ma un peso sul piano commerciale.
Ed è una battaglia che ci intestiamo perché ad ogni trimestrale abbiamo, solitari ma perseveranti, illustrato le problematicità dell’orario Flexi: esibendo dati concreti e oggettivi sul numero delle Filiali aperte fino alle venti nelle altre Aree, in molte grandi città del Sud e del Nord e da ultimo abbiamo dimostrato come solo 9 Filiali New Concept facevano orario fino alle 20, tra cui Reggio Calabria.
Oggi abbiamo vinto tutti: i lavoratori, le famiglie, l’Azienda e la nostra sigla: le decisioni realistiche e funzionali consentono sempre la
quadra.

Coordinamento Area Calabro Lucana
Fisac Cgil
7.2.2019

una battaglia che rivendichiamo

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