Archivio News dai Territori

Nota sulla realtà del mondo imprese

 

  • GESTORI e ADDETTI IMPRESE
  • GESTORI e ADDETTI AGRIBUSINESS
  • GESTORI AZIENDE RETAIL

  

Nel 2020 e in questa prima parte del 2021, i Gestori e gli Addetti che in Intesa Sanpaolo si occupano di fidi alle imprese hanno garantito, con grande spirito di sacrificio, il sostegno a tutte le aziende clienti in una delle epoche più difficili dell’ultimo secolo. Il tutto con grande redditività per l’Azienda, ma senza reali riconoscimenti per i colleghi, a fronte di un impegno a dir poco straordinario che ha esposto a rischio la salute, e purtroppo in alcuni casi la vita, di tali lavoratrici e lavoratori.

Mai come oggi, però, Gestori ed Addetti che si occupano di fidi alle imprese avvertono un grande senso di solitudine ed abbandono.

La gestione aziendale di queste preziose risorse, e del comparto molto delicato di cui si occupano, è infatti caratterizzata da approssimazione e da un’allarmante e crescente disorganizzazione.

All’origine riteniamo ci sia la miope visione aziendale degli ultimi anni, caratterizzata da sempre minore attenzione verso la figura di coloro che si occupano di credito alle aziende.

In passato c’era la consapevolezza che, per formare l’allora Gestore “small business” o Imprese, occorressero diversi anni caratterizzati da vera formazione, affiancamento a gestori senior ecc. Solo dopo aver maturato un’adeguata esperienza sul campo, la risorsa era pronta ad assumere la responsabilità di seguire un portafoglio imprese. Questo processo ha garantito negli anni il giusto ricambio generazionale, formazione, competenza ed un numero di risorse sempre adeguato alle esigenze. Inoltre i gestori in questione avevano percorsi professionali che ne riconoscevano l’elevata professionalità. Tutto ciò con importanti risultati ottenuti, da tutti grandemente riconosciuti alla nostra Azienda.

Negli ultimi anni, quelli purtroppo che hanno visto il passaggio dalle competenze alla vendita tout court, si è via via data sempre meno importanza al comparto fidi.

Anche queste “nostre persone” dovevano vendere….e solo vendere!

E per farlo, competenze ed esperienza…non servivano più! Quindi niente gradi e riconoscimenti adeguati….

Un gestore aziende si può creare dal nulla…in poche settimane…

La realtà che oggi è sotto gli occhi di tutti dimostra, invece, quanto sia stato miope chi in azienda è stato responsabile di questo cambio di visione!

Ci ritroviamo infatti un comparto “fidi alle imprese” ormai composto da un numero di risorse assolutamente inadeguato rispetto alle reali esigenze, tra l’altro aumentate a dismisura sia per il periodo contingente ma anche per scelte organizzative evidentemente non consapevoli delle forze a disposizione! Comparto a cui non si assicura la necessaria formazione indispensabile per tutte le responsabilità assegnate in base a normative aziendali e di legge (antiriciclaggio ecc.) in continua evoluzione.

Il tutto senza avere la possibilità di attingere da quel processo di ricambio generazionale sopra descritto.

Esito: mancano Gestori aziende! Mancano ancor di più Addetti Imprese, a loro volta bacino da cui attingere e formare i nuovi Gestori Imprese.

A fronte della realtà appena descritta, l’Azienda che fa?

Cambia rotta e riavvia quel processo virtuoso che ricomincia a valorizzare le “sue persone” che si occupano di fidi?

No! Crea le Filiali Agribusiness….novità interessante sulla carta, ma del tutto inopportuna concretamente in questo momento storico.

Le crea durante la pandemia, il che già è più che criticabile viste le enormi difficoltà connesse solo al periodo di emergenza sanitaria e alla necessità di dare alle imprese italiane clienti tutto lo stabile sostegno necessario per superare indenni la crisi economica conseguenza di quella sanitaria.

Non basta! Fa coincidere il giorno di avvio di questa nuova filiera con quello della fusione con UBI, già di per sé portatrice di mille e mille disfunzioni e criticità per i Colleghi che lavorano nella rete.

Tralasciando in questa sede le criticità immani della fusione, la conseguenza specifica è stata che, creando quest’ulteriore struttura specializzata nei fidi all’agro-industria, l’esigenza di “donne e uomini fidi” è letteralmente esplosa.

La coperta, già estremamente corta, è diventata d’improvviso cortissima!

Denunciamo grave disorganizzazione nel comparto fidi

e carenza di personale e strutture di supporto.

 

  • criticità specifiche delle Filiali Agribusiness:
  • sono a tutti gli effetti dei Centri Imprese, sia pur specializzati per il comparto agricolo. Specialmente per i portafogli con aziende dell’agro-industria, le cui complessità di gestione sono notevoli, occorre l’addetto one to one;
  • ci sono ancora portafogli privi di Gestori Agribusiness. Vanno nominati subito i nuovi Gestori;
  • tenuto conto del monte rischi creditizi in capo ad aziende dell’agro-industria, occorre un incremento delle facoltà deliberative dei Direttori Agribusiness in linea con quelle dei Direttori delle Filiali Imprese dello stesso territorio;
  • per accelerare i tempi di delibera, occorre rinforzare la filiera dei Deliberanti, affiancando quelli già operativi con quelli in formazione;
  • occorre confermare i poteri deliberativi ai Gestori che già avevano facoltà deliberative prima del passaggio all’Agribusiness;
  • l’agroindustria lavora fortemente con l’estero, perciò occorrono Specialisti Estero dedicati al comparto e che assistano i gestori negli incontri con i clienti e li supportino ogni qualvolta occorra una consulenza tecnico-specialistica;
  • occorre linearità nel passaggio delle aziende agricole dalle Filiali Retail/Imprese all’Agribusiness. Ci consta che sono stati lasciati nel limbo molte aziende prettamente agricole di cui non si comprende il motivo del non passaggio alla filiale agri. Ciò suscita molti imbarazzi nei rapporti e nella gestione di tali clienti da parte dei gestori di origine, specialmente a fronte di richieste specifiche (come le imminenti scadenze per le delibere finalizzate ai Piani di Sviluppo Rurale – P.S.R.);
  • in molte Filiali Retail, ci risulta che lo spostamento di un Gestore all’Agribusiness ha visto il trasferimento del relativo portafoglio in capo al Direttore che già conta di un numero improponibile di clienti privati;
  • vanno rinforzate tutte le strutture di supporto (come istruttoria legale, ecc.);
  • va garantita una modernizzazione delle procedure previste nel credito agrario: l’agripef e soprattutto la farraginosa ”AGRICEBI”. Non si può pensare di creare una filiera specialistica, senza investire nelle procedure, vecchie di oltre 10 anni!

Una delle cose che, invece, sembra funzionare bene sin da subito nella nuova Direzione Agribusiness (come, del resto, in tutti gli altri comparti) è il sistema di rendicontazione e monitoraggio delle polizze vendute, per le quali le pressioni sembrano incuranti di tutte le difficoltà lamentate e riscontrate!

 

  • Focus specifico sulle proroghe delle sospensioni dei mutui=

Quando sono state fatte la prima volta le sospensioni “covid” dei mutui eravamo nel periodo del primo lockdown. La Banca aveva deciso all’epoca un “fermo motori”. Aveva lanciato il messaggio: fermiamoci tutti. Vanno messe in sicurezza le posizioni! Quindi tutti i gestori, coadiuvati da un certo punto in poi da apposita Task Force, si sono dedicati a lavorare le innumerevoli sospensioni. Queste, peraltro, richiedevano uno scambio di corrispondenza (anche a distanza) con clienti e garanti. Non era prevista una pratica di fido (pef). Le proroghe successive, almeno fino a quella odierna, sono state gestite in automatico centralmente. La forte criticità per le Filiali nasce, oggi, in quanto occorre effettuare in modo decentrato le proroghe delle sospensioni in scadenza. Il numero è altrettanto impressionante come nel 2020, perché non ci sono stati significativi decrementi di clienti che hanno chiesto di non effettuare la proroga. Quasi tutti le aziende, che avevano beneficiato della sospensione, hanno reiterato la richiesta di proroga. Qual è, però, l’aggravante rispetto al primo lockdown? Che per fare le proroghe, oggi resta a carico dei Gestori non solo tutto l’iter fatto all’inizio (scambio di corrispondenza con cliente/informativa ai garanti), ma nella maggior parte dei casi anche il perfezionamento di una completa pratica pef. Il tutto senza aver fatto il fermo motore di cui all’inizio dell’emergenza. In particolare nelle Filiali Imprese, che gestiscono i mutui ex Mediocredito, tra le indicazioni operative ricevute c’è l’ulteriore aggravio rispetto alle prime sospensioni effettuate ad inizio pandemia. Infatti per i mutui in procedura “mocib” (ex Mediocredito) occorreva all’epoca solo una mail, mentre adesso occorre la pef e formalizzare tutta la relativa pratica. Quindi non solo non c’è la Task Force, ma rispetto al 2020 si aggiungono le pratiche e le lavorazioni per i mutui ex Mediocredito. A tutt’oggi, i Gestori ci denunciano la mancanza di esaustive istruzioni operative, che invece sono lacunose e cambiano continuamente. Ad esempio pare che nulla si dica in merito ad una eventuale delibera negativa e al testo con cui comunicare detta eventualità al cliente.

Ciliegina sulla torta….: sul sito vetrina della Banca viene data come tempo medio di risposta 3 giorni. Alla luce di tutto quanto sopra indicato, sono dei tempi oggettivamente irrispettabili e la cui pubblicità ingenera solo forti tensioni e nervosismi con i clienti. Nelle prime istruzioni, ci riferiscono che il termine massimo indicato per fare proposta pef/delibera/perfezionamento sospensione sia entro la prima rata in scadenza (spesso 30 giugno). Anche questi sono tempi massimi assolutamente irrispettabili per quei Gestori a cui sono piovute addosso decine e decine di richieste di proroga.

 

Il tutto con i Gestori/Addetti già oberati da mille incombenze commerciali e amministrative, oltre che dalle odiose pressioni commerciali indebite. A ciò si aggiunga l’aggravante, specialmente per le filiali Retail e soprattutto Imprese, del già pesante e straordinario impegno connesso alla lavorazione dei bonus fiscali edilizi (ecobonus, superbonus, sisma bonus ecc.) che sono pratiche a cui tempo addietro nessuno si dedicava ma che oggi sono diventate un pesante carico di lavoro aggiuntivo senza che siano state assegnate nuove risorse specialistiche, ma anzi con la riduzione di personale connessa alla gemmazione delle Filiali Agribusiness. Come sappiamo, nelle Filiali occorre, tra le altre cose, predisporre i contratti dei bonus fiscali. Quest’attività, delicata, prima non era prevista; oggi chi la deve svolgere? Chi è già pieno di altri carichi di lavoro? Non si riesce ad avere idea del fatto che probabilmente quello che viene chiesto di fare ai Gestori va oltre le loro concrete possibilità. Nessuno più fa un calcolo di quelli che sono i carichi di lavoro e questa è una situazione in cui si genereranno dei rischi operativi, per i lavoratori, per la banca, connessi a possibili mancati adempimenti. Chi ne risponderà? Noi diciamo la Banca, perché colpevole di tale disorganizzazione, e non certo i lavoratori messi in condizioni estreme di lavoro.

Per evitare il collasso della Rete Filiali proponiamo di istituire TASK FORCE:

    • per le attuali proroghe di sospensione dei mutui
    • per le pratiche relative ai Bonus Fiscali

OCCORRE RIDARE DIGNITA’ E CONSIDERAZIONE AL COMPARTO CREDITI ALLE IMPRESE!

CHIEDIAMO CHE VENGANO DESTINATE ANCHE A QUESTO COMPARTO LE NUOVE ASSUNZIONI E CHE SI GARANTISCA UNA VERA FORMAZIONE!

 

21/06/2021

FISAC-CGIL COORDINATORI TERRITORIALI RR.SS.AA. di AREA PUGLIA NORD E MOLISE / PUGLIA SUD E BASILICATA –  GRUPPO INTESA SANPAOLO

Al via il nuovo Assegno Unico (transitorio) per i figli

E’ stato pubblicato in G.U. il Decreto Legge 79 del 8/6/21 che prevede l’introduzione dell’Assegno Unico Figli che parte con una misura ponte che sarà in vigore in via transitoria dal 1 Luglio al 31 Dicembre 2021.

Il Decreto  distingue due tipologie di beneficiari.

Nuclei aventi diritto all’assegno per il nucleo familiare (reddito proveniente da lavoro dipendente per almeno il 70% del reddito familiare):

  • gli importi attualmente in vigore vengo maggiorati:
    • di € 37,5 per ogni figlio per i nuclei familiari fino a 2 figli
    • di € 55 per ciascun figlio per i nuclei familiari di almeno 3 figli.

Questi nuclei possono già presentare la domanda di Assegni per il Nucleo familiare sulla base di queste nuove tabelle allegate al messaggio INPS 2331 del 17/06/21.

 

Nuclei che non avevano diritto all’assegno per il nucleo familiare (reddito da lavoro autonomo e disoccupati)

  • il beneficio sarà erogato direttamente  ai beneficiari
  • gli importi spettanti  sono determinati applicando questa tabella allegata al decreto sulla base dei livelli di ISEE 2021 e prevedono importi differenti a seconda del numero di figli presenti nel nucleo familiare (fino a 2 figli e con almeno tre figli).
  • gli importi sono maggiorati di 50 € per ogni figlio minore con disabilità.

Per questi Nuclei si è in attesa che l’INPS pubblichi entro giugno la relativa Circolare esplicativa in cui verranno fornite le istruzioni operative per l’inoltro delle relative domande.
NOTA BENE Ricordiamo che solo per i Nuclei che precedentemente non potevano chiedere gli Assegni per il Nucleo Familiare per ottenere il Nuovo Assegno transitorio, è necessario presentare fin da subito la certificazione ISEE che potete ottenere attraverso i consueti canali di servizio a disposizione dei colleghi dell’Area Torino.

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Fideuram non ci sta!

Fideuram non vuole accettare di essere in torto e quindi ostacola in ogni modo l’applicazione della sentenza della Corte d’Appello di Roma che, condannando l’interposizione illecita di manodopera, ha stabilito che cinque addette ex Ceser impiegate per anni in ambito reception/segreteria/accoglienza a Roma, sono a tutti gli effetti dipendenti della Fideuram, ordinando alla banca di ripristinare i rapporti di lavoro e pagare gli arretrati di spettanza.
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Assemblea Imperia: Una buona base di partenza

Mercoledì 9 giugno abbiamo sperimentato le prime assemblee in modalità a distanza con i lavoratori della provincia di Imperia di Intesa Sanpaolo Spa .

Due assemblee (part time e full time) molto partecipate – oltre i 2/3 dei lavoratori in servizio – che hanno fatto emergere criticità e problemi tali da compromettere il normale svolgimento dell’attività lavorativa e un servizio adeguato alla clientela Tutto ciò nell’ indifferenza più assoluta dei diretti responsabili.

Il problema più sentito è la carenza di personale, che ormai non permette una copertura adeguata di tutti i ruoli presenti in filiale (drammatica in particolare la carenza di gestori base e retail famiglie) causando lamentele dei clienti e sempre più spesso chiusura di rapporti storici. I colleghi chiedono le assunzioni promesse, e che tali assunzioni siano destinate in via prioritaria alla Rete.

E’ stato inoltre evidenziato che i continui spostamenti, spesso associati a cambi di ruolo in assenza di un’adeguata formazione, hanno costretto molti colleghi ad “improvvisarsi”, sopportando i rischi, anche legali, collegati a tale situazione (e analogo discorso vale per i pochi valorosi colleghi ex UBI, letteralmente buttati allo sbaraglio nella maggior parte dei casi). Persistono enormi difficoltà nella fruizione della formazione, compresa quella obbligatoria, e viene messo in discussione in un numero crescente di realtà il diritto alle giornate di Formazione a Distanza, oltre ad essere nei fatti impossibile effettuare affiancamenti. Infine le pressioni commerciali sono sempre più violente e non sono mai cessate neanche nel momento più acuto della pandemia, dimostrando il disprezzo della salute dei colleghi e dei clienti, sollecitati a venire in Filiale anche in periodi nei quali le Autorità raccomandavano di stare a casa.

In sintesi le richieste emerse dai colleghi sono state :

• la ridiscussione di modalità di concessione dei P/T (periodi troppo brevi e orari sempre più spesso di 32 ore e 30’) • L’immediata sospensione di ogni richiesta di Report commerciale e di sollecitazioni alla vendita.

• Giornate di formazione in aula, che consentano lo scambio di esperienze tra colleghi

• “robusto” incremento degli organici su cui la risibile concessione aziendale – 200 assunzioni entro novembre spalmate su 4700 filiali – non incide per nulla.

I colleghi non ne possono più dell’arroganza e dell’indifferenza aziendale ed hanno inviato un messaggio forte e chiaro sia ai coordinatori Regionali, che hanno assistito alla riunione, sia alle delegazioni trattanti che non hanno potuto partecipare, in quanto impegnate nella trattativa sulle pressioni commerciali, conclusasi purtroppo con l’ennesimo rinvio.

I colleghi ci sollecitano ad intraprendere iniziative di mobilitazione, ma sono al tempo stesso consapevoli che la provincia di Imperia, da sola, può difficilmente arrivare a conseguire tali importanti risultati. Il messaggio che ci hanno fatto arrivare è che esiste una forte richiesta di Sindacato e che sono disponibili ad attendere che l’iniziativa si allarghi, come chiedono ormai volantini sindacali che arrivano quotidianamente da tutte le aree

Ma che il limite della loro pazienza è drammaticamente vicino.

Click qui per leggere il comunicato

 

IL COPIONE NON L’ABBIAMO SCRITTO NOI

La realizzazione di qualunque progetto passa attraverso diverse fasi: analisi, pianificazione, sviluppo e organizzazione e controllo: così crediamo sia stata valutata l’integrazione UBI INTESASANPAOLO, ma più cose non hanno funzionato.

Consapevolezza comune dei lavoratori, sia di quelli integrati che di quelli riceventi, è che sia stata l’integrazione più problematica e inefficace di tutte quelle precedentemente vissute dai rispettivi gruppi bancari, sotto l’aspetto umano, funzionale, operativo.

Non basta distribuire ruoli, occorre indicare come interpretarli ed eseguirli e ciò avrebbe necessariamente richiesto affiancamenti dedicati preventivi e contestuali, e non possiamo utilizzare la scusa del Covid: se fosse stata condizionante allora, l’integrazione andava spostata avanti temporalmente, così come è stato fatto per tanti altri progetti, in tanti altri ambiti.

E’ come se si fosse dato a tutti appuntamento indicando giorno e ora per iniziare un viaggio insieme, dimenticandosi che non tutti utilizzavano lo stesso mezzo di trasporto e che non tutti avevano la patente o il biglietto o che molti addirittura non sapevano neppure dove bisognava andare!

Facciamo alcuni esempi:

Colleghi assegnati a ruoli di gestore senza abilitazione agli investimenti: non lo sapevamo?

Portafogli corposi migrati, senza le risorse per gestirli. Domanda banale: ma prima dell’integrazione a chi erano assegnati?

Posizioni che post migrazione appaiono prive dei blocchi per Pignoramenti e Sequestri preesistenti: fatto questo gravissimo che espone Istituto e dipendenti a rischi molto seri: come mettere in sicurezza normativa chi ne deve curare la lavorazione?

Infinite posizioni appostate a partite varie senza documentazione giustificativa disponibile, da lavorare per controlli stringenti.

Migrazioni anagrafiche distribuite senza la prevista competenza territoriale: quale criterio incomprensibile è stato adottato?

Rapporti migrati al nuovo contesto procedurale senza prevedere e fornire per tempo la dotazione di supporti (per esempio carte Bancomat) per consentire ai clienti l’utilizzo dei propri fondi in autonomia; si sarebbe evitato l’Intasamento delle casse (stante anche la mancata formazione degli operatori) che si registra a tutt’oggi.

Basterebbe girare per le filiali migrate, osservare i volti stravolti dei colleghi, le file interminabili di clientela esasperata per capire che più di una cosa non ha funzionato. E che immagine avremmo dato se la foto dei clienti appostati con la sdraio davanti a una filiale fosse finita sui giornali?

Non immaginiamo le conseguenze che arriveranno dall’imminente avvio delle ferie.

Ah dimenticavamo: ogni progetto prevede anche un’ulteriore fase, oltre a quelle prima citate: quella della correzione degli errori e dell’adeguamento all’effettiva realtà: noi la stiamo aspettando con ansia!

Se non arriverà, ce ne ricorderemo e lo ricorderemo nel momento di eventuali contestazioni disciplinari, nella fase della valutazione delle risorse e in ogni altro ambito che fosse necessario.

Reggio Calabria, 10.6.2021

RSA INTESA SANPAOLO REGGIO CALABRIA

il copione non l’abbiamo scritto noi

SITUAZIONE FILIALI: LA PAZIENZA E’ FINITA!

È passato più di un mese dalla riorganizzazione partita il 12 Aprile, è ormai evidente che la scelta di questo ennesimo cambiamento organizzativo contestuale all’integrazione di UBI sia stata quantomeno inopportuna nella tempistica, provocando pesanti ricadute su tutti i lavoratori, unite ad un crescente malcontento della clientela per i disservizi arrecati.

L’azienda si sta muovendo in una realtà avulsa dal contesto in cui operano le filiali, un esempio è la riorganizzazione dei portafogli. A fronte della sua dichiarazione, secondo cui “non sono state attivate nuove regole di segmentazione e/o portafogliazione della clientelasi registrano fatti che vanno in direzione diametralmente opposta.

Di fatto c’è stato un consistente aumento di clienti in carico ai singoli gestori contestualmente ad una diminuzione del numero portafogli, che in molti casi ha portato al declassamento di colleghi da gestori privati a gestori base.

A questo si aggiungono altri fattori che concorrono a creare un clima di elevato stress nelle filiali:

  • Persistente carenza delle misure di sicurezza; continuano ad essere troppo pochi e mal gestiti gli steward che disciplinano l’accesso nelle filiali, specie in zone molto turbolente.
  • Un pesante incremento delle pressioni commerciali, a dispetto di tutte le dichiarazioni di facciata e anche di tutti gli accordi intervenuti in sede ABI, realizzate attraverso pressanti richieste di risultati, applicazione del metodo sopra ogni cosa, incessante attenzione alle campagne prodotto, controllo esasperante delle agende. Tutto questo si traduce sovente in quelle pratiche di vendita troppo spinte per le quali la nostra azienda è stata già sanzionata dall’Antitrust.
  • Gestione dei trasferimenti del personale talora incomprensibile, incurante sia delle reali necessità dei lavoratori e sia delle legittime aspettative professionali talvolta disattese rispetto ai percorsi effettuati.

Riteniamo evidente che il modello organizzativo che l’azienda si è dato è inadeguato e va cambiato nella direzione di essere realmente più vicino alle esigenze della clientela e soprattutto dei lavoratori.

Le lavoratrici e i lavoratori devono ritornare al centro di un progetto aziendale che li consideri come un patrimonio da tutelare e non un “costo” sui cui scaricare anche le inefficienze organizzative.

Non è più procrastinabile un massiccio e reale piano di assunzioni per il rafforzamento degli organici delle Filiali che dia risposte non solo a una carenza ormai diventata strutturale che è alla base delle situazioni sopra denunciate (che non può più essere risolta con il solo senso di responsabilità dei colleghi), ma anche ad un territorio che ha urgente bisogno di vedere rivitalizzato il proprio tessuto socio – economico ormai al collasso.

L’azienda, che si definisce Banca del Paese, deve onorare il ruolo che si è ritagliato, ruolo che ad oggi è più millantato che praticato.

Ci aspettiamo un reale cambio di passo da parte dell’azienda, mancando il quale e ritenuta esaurita la fase della pazienza,  attiveremo tutto quanto in nostro potere, non escludendo azioni vertenziali.

Napoli, 8 Giugno 2021

I COORDINATORI D’AREA NAPOLI E PROVINCIA E AREA CAMPANIA FISAC CGIL

 

È ORA DI CURARE LE (DE)PRESSIONI COMMERCIALI

Coordinatori Territoriali e Rsa IntesaSanpaolo Area F.V.G.

Con il progressivo miglioramento della situazione pandemica, ha ripreso vigore l’esasperata ed incontrollata “pressione alla vendita”. Appuntamenti, collocamenti, polizze …“quanto hai fatto?” e “quanto credi di fare?”…
Sempre più colleghi ci chiedono fino a dove l’azienda possa spingersi. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza:

AGENDE
Ribadiamo che non esiste alcun regolamento aziendale sul nr. minimo di appuntamenti da programmare giornalmente.
Un bravo gestore deve programmare nella propria agenda non solo gli appuntamenti con i clienti ma TUTTE le attività che svolge: formazione, attività amministrative come successioni, archivio, pratiche di finanziamento, telefonate per la programmazione delle giornate successive, etc.
L’art. 38 del CCNL prevede per il dipendente l’obbligo di garantire una collaborazione attiva ed intensa secondo le direttive dell’azienda. Le richieste di incontro sono obiettivi a cui tendere ma certamente non possono essere risultati da garantire e sui quali essere giudicati.

VENDITE
Non ci devono essere budget individuali e non c’è nessun obbligo di risultato. Le normative Mifid e i regolamenti IVASS impongono che i prodotti finanziari ed assicurativi venduti siano adeguati alla clientela, per evitare vendite “forzate” ai fini del raggiungimento del budget.
Un comportamento scorretto espone il collega (e la banca) a possibili contenziosi. Le contestazioni disciplinari purtroppo poi arrivano e i richiami alla normativa sono precisi e puntuali, come le sanzioni erogate: tutti i colleghi devono essere a conoscenza che nessuno ha mai subito provvedimenti disciplinari per non aver raggiunto risultati commerciali piuttosto ne ha ricevuti per aver raggiunto risultati commerciali in modo sbagliato.

REPORTISTICA
Ogni rilevazione delle vendite viene effettuata tramite gli strumenti aziendali ufficiali. Richieste quotidiane dei risultati realizzate tramite mail, fogli excel, telefonate, Skype, etc. sono da considerarsi uno strumento di pressione commerciale finalizzata alla vendita e pertanto vietate.
Questo concetto è stato chiaramente espresso in una mail indirizzata ai Direttori Commerciali, Direttori di Area e Direttori di Filale dalla Direzione Personale e Direzione Compliance esattamente un anno fa…

STRAORDINARI
Il nuovo sistema di rilevazione delle presenze lascia al singolo collega e al suo responsabile la segnalazione delle maggiori prestazioni/lavoro straordinario, nulla viene più segnalato automaticamente. Come da disposizioni aziendali, vi invitiamo quindi ad inserire in segreteria on line tutte le prestazioni aggiuntive (STM straordinario manuale per attività urgenti e indifferibili – PAO prestazione attività ordinaria per maggiori prestazioni riconducibili ad attività ordinaria) e a segnalarci eventuali “distonie” in modo da permetterci di intervenire immediatamente presso la direzione del personale.

Ricordiamo che da poco si è insediata la Commissione Politiche Commerciali. Le segnalazioni di comportamenti scorretti possono essere inoltrate alla casella iosegnalo@intesasanpaolo.com direttamente dal dipendente ma anche per il tramite delle OOSS. Invitiamo pertanto a segnalare tempestivamente al vostro rappresentante sindacale ogni comportamento difforme.

” …Le relazioni in Azienda devono essere basate sulla fiducia reciproca e sul rispetto della
personalità e dignità, anche professionale, nonché della privacy di ciascuno..”
Serve un cambiamento nei comportamenti dal basso per vedere un’inversione dall’alto.

Udine, 1 giugno 2021

I Coordinatori Territoriali e Le Rappresentanze Sindacali Aziendali
IntesaSanPaolo Area Friuli Venezia Giulia
Fabi First-Cisl Fisac-Cgil Uilca-Uil Unisin Falcri-Silcea-Sinfub

ANCHE I LAVORATORI MERITANO TRASPARENZA

In queste ultime settimane stiamo assistendo ad una vera e propria riorganizzazione operata da Intesa Sanpaolo nel comparto retail, che ha il sapore dell’improvvisazione più assoluta.

La crescita esponenziale dei servizi on-line, dovuta anche alla situazione emergenziale che stiamo vivendo da oltre un anno, ha portato l’Azienda ad implementare non solo i servizi a distanza (come le Oad), ma anche tutto il comparto remoto, coinvolgendo un numero sempre maggiore di colleghi nelle Fol. Questo passaggio ha comportato un inevitabile processo di impoverimento drammatico del personale presso le filiali fisiche.

Quello che ad oggi ancora non è chiaro è LA DIMENSIONE DI QUESTA TRASFORMAZIONE.

Riteniamo essenziale avere delle risposte in merito ai seguenti argomenti.

FILIALI FISICHE

  • Come si supplirà nelle filiali fisiche alla riduzione di personale dovuta ai trasferimenti presso le Fol?

 

Le risorse sono in diminuzione, ma i clienti restano! Scarso è l’aiuto concreto dato dall’allocazione dinamica (ed il conseguente posizionamento dei clienti nei portafogli in capo al direttore). I clienti sono persone reali, con bisogni e necessità, che chiedono supporto e consulenza ai colleghi. Non tutti possono o vogliono instaurare rapporti solo/anche con la struttura online.  Come possono i pochi dipendenti rimasti in rete far fronte a tutte le richieste?

  • Come si giustifica la difficoltà di concessione part-time o di soddisfacimento richieste trasferimento con lo svuotamento selvaggio della rete?

 

DISTACCAMENTI FOL

ORARIO

Nei colloqui cosiddetti “informativi” l’Azienda tende a non approfondire l’argomento, limitandosi ad indicare l’orario previsto in “presenza” nel distaccamento fisico (di cui non è sempre specificata l’ubicazione) e quello relativo al lavoro agile.

Non possiamo a questo punto non chiederci:

  • Quale sarà (adesso e domani) l’orario di lavoro dei colleghi che passano alla FOL?
  • Come sarà organizzata la programmazione dei turni in considerazione dell’organizzazione trimestrale prevista?
  • Quali saranno gli orari di lavoro una volta terminata l’emergenza?
  • I colleghi continueranno a lavorare in smart working o solo presso il distaccamento (quindi con turno unico)?
  • Quali saranno eventualmente le ricadute sui turni dei colleghi delle sale fol?

 

POSTAZIONI

È necessario prevedere postazioni dedicate all’interno dei distaccamenti che favoriscano la peculiare attività lavorativa, comprese le dovute pause, senza che ci siano influenze da parte della filiale ospitante (anche in considerazione dell’afflusso di clientela).

  • Sono state installate postazioni dedicate presso tutti i distaccamenti?
  • Non tutti hanno locali adeguati a garantire un corretto isolamento del collega, come si pensa di procedere? A questo riguardo riteniamo non sufficiente l’applicazione dei pannelli fono assorbenti.
  • Se una filiale con distaccamento FOL dovesse chiudere o non avere più la postazione di lavoro disponibile, che ne sarà dei lavoratori ivi assegnati?

Chi garantisce che in futuro non saranno costretti ad andare a lavorare in sedi lontane o logisticamente disagiate, anche solo per qualche giorno a settimana?

  • E per i colleghi che lavorano a casa in smart working, quali dotazioni tecniche saranno messe a disposizione? (Per esempio per il rispetto della privacy, per non disturbare i conviventi, doppio monitor già in dotazione nelle sale Fol, sedia ergonomica e dotazioni tecniche già previste da medicina del lavoro per i colleghi con esigenze specifiche, ecc…).

 

SELEZIONI

A nostro avviso non è stata data sufficiente, trasparente ed univoca comunicazione della ricerca di personale presso le Fol (in modo da favorire eventuali candidature), mentre troppo spesso si è assistito alla (finta) “offerta” di lavorare in FOL rivolta a coloro (ma non solo) che, per effetto della diminuzione dei portafogli assegnati, sono diventati improvvisamente gestori senza portafoglio.

  • Quali sono stati i parametri utilizzati per individuare il target del personale da coinvolgere presso le Fol? Quali sono stati i criteri adottati nella selezione? Vi è anche una logica geografica, alla base della scelta dell’azienda?
  • Perché non è stato utilizzato il job@isp per favorire le candidature?

 

CHIEDIAMO ALL’AZIENDA RISPOSTE CERTE E IMMEDIATE COME I COLLEGHI SI MERITANO, ritenendo che la stessa, nel prendere decisioni che avranno un così significativo impatto nella vita dei lavoratori, debba usare la trasparenza dovuta con i propri dipendenti.

Invitiamo i colleghi a comunicarci i contatti ricevuti dalle funzioni del personale, inerenti eventuali trasferimenti, pretendendo, nel corso dei colloqui, che venga comunicata l’esatta assegnazione (anche fisica), l’orario applicato, e le ricadute sul percorso professionale.

Ricordiamo inoltre che, finita l’emergenza pandemica ed in assenza di un accordo specifico con le OoSs, il lavoro agile non può essere un’imposizione aziendale.

28 maggio 2021

I COORDINAMENTI REGIONALI TOSCANA E UMBRIA

FABI FIRST FISAC UILCA UNISIN

Se fossimo l’azienda. Parte Seconda.

La settimana scorsa abbiamo fatto un primo punto su quello che l’azienda avrebbe dovuto (e in realtà dovrebbe ancora) fare nella delicata fase di integrazione in corso e su come dovrebbe concentrarsi sulle soluzioni necessarie per determinare DAVVERO un clima aziendale sereno e proficuo per le lavoratrici e i lavoratori della nostra azienda.

Al centro di quel comunicato c’era la situazione decisamente critica in cui si trovano a operare i GAR. Purtroppo però non è quella l’unica situazione paradossale e così dobbiamo allargare la denuncia e chiedere soluzioni più ampie ed efficaci.

A quanto sembra (dobbiamo dire così perché l’azienda non ha fornito informazioni ufficiali in merito, nemmeno nel recente incontro sul Modello di Servizio tenuto con le Segreterie di Gruppo), dalla settimana scorsa parte dell’operatività degli Addetti Imprese è stata inibita dalle procedure e riversata sui Gestori Imprese. Così come tutte le pratiche amministrative precedentemente in capo allo Specialista Estero che, facendo ora capo alla Direzione Marketing, si dovrà occupare esclusivamente della parte commerciale con difficoltà di supportare i colleghi assolutamente non formati sull’argomento. È chiaro che scelte organizzative di questo tipo, come sempre calate dall’alto, senza il coinvolgimento preventivo di coloro che saranno chiamati a realizzarle e in assenza di adeguati percorsi formativi, si tradurranno ancora una volta in carichi di lavoro ingestibili, stress per i colleghi e inefficienze per i clienti.

Ma non solo. Se nell’incontro con DBT della scorsa settimana non si è parlato della riorganizzazione delle Filiali Imprese, sembra invece che l’azienda abbia rimarcato come il modello organizzativo della portafogliazione Retail e Exclusive non sia cambiato e anzi si sia proceduto a una riduzione della numerosità dei clienti nei portafogli troppo numerosi per consentire l’applicazione del modello basato su una frequenza di incontri con la clientela che permetta di “vederli” tutti almeno 4 volte l’anno nel Retail e 6 volte nell’Exclusive. Su questo punto è assolutamente necessario che si esca dall’equivoco (per non dire altro) che ricorre se non in tutta l‘azienda, certamente almeno nella nostra Area. I colleghi non hanno nulla contro il metodo che mette gli incontri con la clientela al centro della loro attività professionale. Semplicemente è che non sono materialmente nelle condizioni di praticare il numero di appuntamenti che sarebbe necessario per garantire la frequenza di incontri annuali prevista dall’azienda. Da noi i portafogli sono in larga parte sovradimensionati e non in linea (per eccesso) con il modello proposto dall’azienda. Le attribuzioni temporanee di clienti rivenienti dal portafoglio in monte non sono gestibili. Le incombenze di tipo “amministrativo” lungi dall’essere residuali, semplicemente o non vengono svolte (con i gravi rischi connessi), o sottraggono ulteriore tempo all’attività di relazione con i clienti. Le pressioni commerciali sono un male gravissimo e la prima fonte di stress per i colleghi, ma i problemi legati alla disorganizzazione e alla negazione dell’insostenibilità dei carichi di lavoro stanno crescendo verticalmente. E non è da escludersi che le pressioni sempre più esasperanti non derivino almeno in parte dalle questioni dei carichi ingestibili.

Per quello che riguarda la nostra Area è necessario prendere atto che non è più possibile garantire un livello di servizio efficiente per i clienti, adeguato alle aspettative del modello aziendale, e non devastante per la qualità di vita e di lavoro dei colleghi se non si procede all’adeguamento degli organici delle filiali.

Per questo motivo è indispensabile che:

  • si proceda più che rapidamente alle assunzioni rivenienti dall’accordo sulle uscite volontarie;
  • vista la situazione di portafogli scoperti o sovradimensionati non ci devono essere trasferimenti di colleghi verso altre Aree se non in accoglimento di domande di trasferimento o di scambi tra Aree.

Attendiamo con urgenza la convocazione dell’incontro trimestrale con l’Azienda per rappresentare direttamente alle funzioni aziendali queste richieste inderogabili.

qui il documento in pdf

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Area Liguria: Andrà tutto bene ?

Imperia, 26 maggio 2021
Ancora una volta i manager di Banca Intesa Sanpaolo hanno dimostrato un innato talento comico.
Definire la fusione con UBI “un successo”, sarebbe spassoso se non fosse offensivo nei confronti di chi sta combattendo con problemi informatici, formazione carente e clienti infuriati.
E anche nei territori come il nostro, non direttamente coinvolti dalla fusione, gli effetti negativi si evidenziano a seguito delle uscite in esodo di colleghi di grande esperienza e delle mancate assunzioni di nuovi colleghi.
Perchè, anche a voler prendere per buono il rispetto da parte aziendale dell’impegno ad assumere un giovane ogni due uscite, noi di tali assunzioni non abbiamo notizia.
O meglio, le poche assunzioni pervenute in rete sono colleghi con contratto misto, ovvero un pannicello caldo quando servirebbero innesti pesanti, soprattutto tra i gestori base ed i gestori retail, specie ormai tutelate dal WWF in quanto a rischio estinzione.
Ciò che non manca mai sono invece le pressioni commerciali, queste sì democraticamente spalmate su tutte le figure professionali esistenti in Rete.
Per questo, nelle ultime settimane, abbiamo incontrato i colleghi nelle Filiali, raccogliendo da tutti un diffuso senso di malessere e la richiesta di fare qualcosa.
Per questo convocheremo, in modalità a distanza, un’assemblea di tutti i lavoratori della Provincia, per decidere insieme quali azioni intraprendere per migliorare il clima lavorativo.
Per questo chiediamo alle nostre Segreterie Nazionali di partecipare come uditori a tale Assemblea, per poi rappresentare il disagio e portarlo al tavolo di trattativa per pretendere assunzioni sulla Rete.
Per questo chiediamo a TUTTI i colleghi di partecipare massicciamente all’assemblea che convocheremo a breve (se si possiede un dispositivo aziendale, o si scarica Skype sul proprio Pc/Telefono personale non serve nemmeno restare in Filiale, per collegarsi).

Insieme possiamo farcela !
RR.SS.AA FABI – FIRST CISL FISAC CGIL
Arma – Imperia – Sanremo – Ventimiglia

fai click qui per leggere il comunicato unitario della provincia di Imperia

RR.SS.AA. ROMA E LAZIO: CRONACA DI UN INSUCCESSO

La prima banca del Paese avrebbe potuto fare di meglio di quanto è avvenuto con l’integrazione informatica con Ubi. Soprattutto, ci saremmo evitati migliaia di segnalazioni (anche sui social) di insuccesso, evitando i numerosi attriti tra colleghi e clienti. Soprattutto, avremmo dato una immagine migliore di questa nostra GRANDE BANCA.

Non sappiamo se i vertici di INTESA SANPAOLO siano a conoscenza di quello che sta accadendo nel primo Gruppo bancario del nostro Paese. Una cosa deve essere però chiara: il repentino cambiamento delle procedure informatiche e della normativa interna di riferimento, accompagnate da scarsa ed inadeguata formazione delle risorse, gravate inoltre da pressioni commerciali sui budget recentemente assegnati non tenendo conto delle difficoltà oggettive in cui ci si trova ad operare, rappresentano elementi che espongono i Dipendenti a concreti rischi di varia natura (a mero titolo esemplificativo: operativi, patrimoniali, disciplinari, di azioni da parte della clientela etc …), sia verso l’Azienda che verso i Clienti, oltre che rischi sotto il profilo della sicurezza fisica, considerato il livello di tensione creatosi anche tra la Clientela.

Clicca qui per visualizzare/scaricare la versione completa del comunicato

Area Liguria: Good morning Imperia

Siamo davvero felici di darvi finalmente una buona notizia.

Sapete che, come Fisac provinciale abbiamo da oltre un anno iniziato un contenzioso con lazienda per avere risposte e chiarimenti sullapplicazione pratica dei Protocolli Covid, in quanto larticolo 9 della Legge 300/70, lo Statuto dei Lavoratori del quale proprio ieri ricorreva lanniversario, attribuisce alle Rsa funzioni e poteri in merito a Salute e sicurezza dei Lavoratori

Intesa Sanpaolo non ci ha mai considerato come interlocutori, scegliendo di parlare solo ed esclusivamente con Delegazioni Trattanti ed RLS, non reputando necessario confrontarsi con chi sta sul territorio, venendo così meno alle previsioni contenute nei Protocolli Nazionali di specificità rispetto alla singola realtà produttiva.

Alla luce di ciò abbiamo deciso di non fermarci e di utilizzare tutti i canali possibili (aziendali e giudiziari) perché eravamo e siamo assolutamente convinti che queste risposte siano sacrosante e dovute, non solo a noi in veste di rappresentanti sindacali, ma soprattutto ai LAVORATORI che hanno sempre lavorato in prima linea in questo periodo difficilissimo.

Quindi dopo un comitato di consultazione, alcune trimestrali e innumerevoli lettere di richiesta alle quali lazienda non ha risposto o lo ha fatto in modo criptico, Lunedì 17 Maggio abbiamo denunciato la Banca presso il Tribunale di Imperia per comportamento antisindacale, in merito alla mancata costituzione dei Comitati aziendali quantomeno a livello provinciale.

Ieri abbiamo letto la sentenza e

Il tribunale di Imperia ha dichiarato lantisindacalità del comportamento tenuto dalla Banca, ordinandole di cessare immediatamente tale comportamento e di rimuoverne ogni effetto.

Euna sentenza importante, che restituisce dignità ai lavoratori e a chi li rappresenta, ed apre scenari interessanti per altre Rappresentanze Sindacali che volessero far valere gli stessi diritti.

Ora più che mai saremo fermi e decisi per ottenere il rispetto dei diritti per il nostro lavoro, la nostra salute e la nostra dignità

​​​​​​​​​​Imperia, 21/5/2021

RSA FISAC INTESA SANPAOLO ARMA DI TAGGIA. IMPERIA E SANREMO

fai click qui per leggere il comunicato

SE FOSSIMO L’AZIENDA

Se fossimo l’azienda, in questa delicata fase di integrazione, saremmo concentrati sulle soluzioni necessarie per determinare DAVVERO un clima aziendale sereno e proficuo per le lavoratrici ed i lavoratori della nostra azienda.

Se fossimo l’azienda sapremmo che da troppo tempo non sono comprensibili alcune scelte, in particolare sull’organizzazione del lavoro. I Gestori Aziende Retail sono investiti loro malgrado da queste scelte.

Se fossimo l’azienda avremmo gestito la fusione con più attenzione, soprattutto nel passaggio dei clienti presenti nei portafogli aziende ex UBI, girati senza valutarne la complessità.

Se fossimo l’azienda da tempo ci saremmo accorti che la professionalità necessaria per fare il GAR non si impara per unzione con l’attribuzione del ruolo, ma necessita di tempo e di esperienza e di affiancamento sul campo. Affiancamento vero, pianificato e strutturato e non fatto quando hai già un portafoglio assegnato e appuntamenti da fare e numeri da produrre.

Se fossimo l’azienda ci renderemmo conto che l’allocazione dinamica della clientela nei portafogli è uno scellerato tentativo di mascherare i numeri ingestibili di clienti che in questo momento compongono i portafogli. A conti fatti anche se la metà dei clienti sono assegnati al direttore, devono comunque essere gestiti dai GAR, e parliamo di centinaia di clienti.

Se fossimo l’azienda sapremmo che anche quest’anno i GAR sono sottoposti a un iper lavoro: i condomini ad esempio (considerati clienti residuali), sparsi nei vari portafogli (anche privati), richiedono attività particolari legate al momento economico (es. bonus fiscale) non affrontabili senza competenze appropriate per le note difficoltà a reperire info e la formazione approssimativa sull’argomento, conseguenza: pesano sui GAR sempre e comunque.

Se fossimo l’azienda ci renderemmo conto di quanto sia difficile per un GAR riuscire a gestire la quantità e la delicatezza di tutte le cose che ci sono da fare senza fare errori, perché le cose da fare sono tante, senza contare tutte le richieste che arrivano da vari uffici: controlli, legale, antiriciclaggio, reclami, frodi, in tempi brevissimi e con richiesta di contatto cliente e gestione del carteggio e acquisizione di documentazione. E quando un GAR fa un errore può essere molto serio.

Se fossimo l’azienda avremmo bene in testa che le pressioni commerciali sono da stigmatizzare sempre, a maggior ragione se accompagnate da inefficienze organizzative e gestionali.

Se fossimo l’azienda sapremmo che da troppo tempo si sottovalutano e si rimandano attività necessarie ed essenziali.

Ma noi non siamo l’azienda, e tutte queste cose le vediamo!

Noi non siamo l’azienda e chiediamo un intervento urgente per ridurre il numero dei clienti all’interno dei portafogli ad un livello accettabile.

Noi non siamo l’azienda e pretendiamo una formazione adeguata e pianificata per tempo. Noi non siamo l’azienda e vogliamo che alle parole seguano i fatti, adesso.

COORDINAMENTO DELLE RSA AREA TORINO E PROVINCIA
FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA -UNISIN

Adesso basta!!!

Le lavoratrici e i lavoratori delle Filiali delle Marche sono stufi di subire continuamente pressioni e sollecitazioni commerciali. Nonostante nel contratto Nazionale e negli accordi di secondo livello siano vietate le richieste di rendicontazione delle vendite e il monitoraggio dei risultati al di fuori di quanto messo a disposizione nel “Portale PIU”, si continua ad assistere alla quotidiana, spasmodica e ossessiva richiesta dei dati relativi agli appuntamenti pianificati, alle vendite effettuate e addirittura alle vendite future. Troppo spesso ai colleghi vengono contestati i mancati risultati con l’utilizzo di toni minacciosi e aggressivi.

Le scriventi organizzazioni hanno, Venerdì scorso, segnalato alla casella iosegnalo@intesasanpaolo.it il comportamento di un Direttore di Area.  (Allegato)

Continueremo a segnalare le richieste di reportistica e i comportamenti non coerenti con i valori sempre “sbandierati” dal Gruppo (dignità delle persone, responsabilità, fiducia, integrità) che ci verranno evidenziati dalla rete.

E’ ora che l’azienda si adoperi per far cessare, una volta per tutte, questi comportamenti che inducono nei colleghi un disagio tale da comprometterne il benessere fisico e la tranquillità.

17 maggio 2021

Coordinatori territoriali Area Marche ISP

FABI        FIRST-CISL         FISAC-CGIL        UILCA          UNISIN

20210517_Comunicato_Coord_OOSS_Area_Marche

 

Fideuram non rispetta le sentenze del tribunale!

Dopo che la Corte d’Appello di Roma, interpellata da Fideuram sulla vicenda, ha nuovamente dato ragione alle cinque addette ex Ceser impiegate per anni in ambito reception/segreteria/accoglienza a Roma, ci saremmo aspettati che l’azienda procedesse speditamente a ripristinare i rapporti di lavoro acclarati per sentenza. E’ vergognoso che, dopo oltre 60 giorni, ciò non sia ancora accaduto.
Reception-090521

VALUTIAMO LE STRUTTURE APICALI

Le occasioni per magnificare la nostra azienda non mancano: riconoscimenti internazionali, sostenibilità, inclusione, redditività e sostegno per l’economia.

Ma non possiamo dimenticarci di celebrarne la struttura organizzativa.

Un modello aziendale articolato che muove da nobili principi quali la creazione di valore, l’attenzione alle persone e al clima aziendale, il fabbisogno formativo, la soddisfazione del cliente e la definizione degli strumenti necessari a supporto del piano industriale, nonché il corretto dimensionamento degli organici e delle strutture territoriali.

Basta leggere alcuni passi della missione dell’Area di Governo Chief Operating Officer

“Favorire lo sviluppo e la formazione delle persone, il miglioramento della qualità della vita aziendale, sviluppando un approccio inclusivo e attento alle diversità anche tramite iniziative dedicate”.

Oppure della Direzione Personale e Change Management

“Presidiare l’evoluzione quali-quantitativa degli organici …”

“Perseguire la motivazione del personale tramite processi di valutazione, di sviluppo della professionalità anche con proposta di incentivazione in relazione agli obiettivi conseguiti e alle aspettative”

“Curare la pianificazione territoriale della Rete …” 

Solo per citare i livelli più alti, dove lavora chi sa veramente raggiungere gli obiettivi.

Chissà se il loro premio ha subito una decurtazione per non aver saputo valutare il dimensionamento dei gestori aziende-retail?

Per non aver presidiato con tempismo e flessibilità il fabbisogno formativo del comparto?

Per aver motivato colleghi nel loro approdo all’ Exclusive e poi rimotivato gli stessi nell’abbandonarlo, con tanto di revoca dell’abilitazione all’offerta fuori sede?

Per aver puntato su strumenti di tecnologia avanzata, dimenticandosi che esiste ancora il telefono?

Probabilmente no.

L’evidenza oggettiva non è un indicatore per la loro valutazione.

Certamente lo è, per esempio, il MOTORE DI ALLOCAZIONE DINAMICA della clientela nei portafogli che, come il gioco delle tre carte, non consente di seguire le mosse ma rende palese le intenzioni dell’incantatore.

Da un’azienda che vanta tanta lungimiranza nei proclami, ci aspettiamo che sia in grado di far funzionare la sua macchina organizzativa secondo criteri di analisi oggettiva, non secondo numeri partoriti da progetti che azzardano risposte, senza porsi delle domande.

I colleghi l’hanno capito, quanto ancora pensate di poterli illudere?

  

COORDINAMENTO DELLE RSA AREA TORINO E PROVINCIA

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA -UNISIN

 

AGRIBUSINESS…. MA SI POTEVA FARE MEGLIO….?

AGRIBUSINESS…. MA SI POTEVA FARE MEGLIO….?

L’agribusiness, ci è stata prospettata come una filiera di eccellenza, dedicata all’ agroalimentare , settore che attraversa tutto il territorio nazionale e, in modo particolare presente nella nostra Regione e nel Sud.

Queste Filiali Agribusiness,  secondo quanto ci veniva esplicitato, sarebbero state dotate di una struttura e gestori dedicati alle aziende presenti nel settore Agroalimentare, ovvero aziende ricomprese  nel perimetro dalla produzione alla vendita.

Appunto un ‘eccellenza italiana… avrebbe propagandato la pubblicità

cliccare qui per leggere il documento

AGRIBUSINESS MA SI POTEVA FARE MEGLIO……..

 

 

Area liguria: Sistema Eccellenza Tutela: a che gioco giochiamo?!?

La delusione è grande tra chi ha raggiunto gli obiettivi legati al sistema incentivante sulla tutela.

Le somme enfatizzate durante la corsa per aprire tutti i cancelletti sono comparse in formato decisamente ridotto nelle lettere presenti su People in questi giorni.

PERCHÉ???

Oltre la metà delle filiali hanno raggiunto o superato gli obiettivi assegnati dalla banca… ma il monte premi complessivo è rimasto identico senza voler considerare le oggettive difficoltà determinate dalla pandemia!!!

E quindi, visto che le colleghe e i colleghi sono stati molto più bravi del previsto, la torta va divisa in fettine più piccole?!?

Anche quest’anno non è stato sottoscritto un accordo su questo sistema incentivante che favorisce un’insana competizione e fornisce una “carota virtuale” a chi si ostina a governare la rete con indebite pressioni commerciali.

L’azienda si vanta di soddisfare pienamente le aspettative dei suoi stakeholder e, quando raggiunge risultati straordinari, non può trascurare le lavoratrici e i lavoratori che con il loro impegno rendono possibile il successo di tutto il Gruppo anche in questi difficili mesi segnati dall’emergenza sanitaria.

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TU CHIAMALO……se vuoi……UN SUCCESSO!!!……

Siamo ormai ad un mese dal 12 aprile e nella rete, che già prima dell’integrazione di UBI era in forte sofferenza per organici ridotti all’osso e carichi di lavoro al limite della sostenibilità, ancora oggi insiste una situazione caotica e di grave difficoltà.

Il problema, certamente comune a tutte le realtà, impatta in modo particolare nei territori interessati da una consistente acquisizione di filiali ex UBI.

Evidenziamo che nella provincia di Pavia, territorio caratterizzato da questa condizione, si associa, aggravandola, la massiccia cessione di filiali ISP (su 31 a livello nazionale, ben 20 + 2 minisportelli solo nella nostra provincia).

Il complicato contesto è generato non solo dai numerosi problemi riscontrati a seguito della migrazione informatica (pesanti per tutti i segmenti della clientela, in particolare per le aziende e per il delicato settore degli enti pubblici, da gestire spesso senza l’adeguato supporto da parte delle competenti strutture aziendali), ma anche dall’insufficiente supporto formativo e di addestramento  operativo destinato ai lavoratori di provenienza UBI.

Riguardo a quest’ultimo aspetto, si riscontra che:

– la formazione precedente all’operazione è stata carente sotto vari aspetti e poche ore in collegamento via Skype con un tutor, non hanno certo consentito l’acquisizione di conoscenze sufficienti a garantire autonomia nei vari processi;

– gli affiancatori in presenza si sono rivelati essere numericamente scarsi, seppure di grande qualità professionale e caratterizzati da grande disponibilità nel supportare i nuovi colleghi;

– la scelta dei gemellaggi, individuando tutor da remoto, non può considerarsi totalmente efficace poiché gli stessi non sono messi nelle condizioni di poter garantire una continua assistenza, dovendo sostenere, contemporaneamente, i loro già gravosi impegni lavorativi;

– le guide operative, che dovrebbero supportare l’acquisizione dei nuovi processi, sono in realtà dispersive e piene di rimandi a infinite normative…… ergo…… non agevolmente ed immediatamente consultabili nel limitatissimo tempo a disposizione.

I colleghi di provenienza UBI si ritrovano così, loro malgrado, ancora impreparati nell’affrontare e soddisfare praticamente le richieste e le esigenze della clientela che, travolta da una situazione molto difficile e ulteriormente irritata dalle lunghe file che si formano all’ingresso delle filiali e alla perdita dei referenti abituali, minaccia la chiusura dei rapporti riversando rabbia e disappunto sul personale presente in filiale,  con conseguenti rischi riconducibili alla sicurezza fisica.

Non va tralasciato poi il problema logistico, infatti nelle filiali new concept accorpanti dipendenze ex UBI si evidenzia la difficoltà di rispettare i distanziamenti anti COVID per la insufficiente disponibilità di P.D.L. rispetto al personale presente, e in molte piccole filiali ex UBI i gestori si ritrovano a fornire consulenza ai clienti in postazioni non idonee al rispetto della privacy.

ALLORA…. OCCORRE ESSERE COERENTI……

– poiché il successo non è un punto di arrivo, ma un cammino continuo, non è accettabile il protrarsi di tutte queste problematiche senza un consistente intervento di supporto;

– è proprio quando si è convinti di qualcosa (in questo caso il “successo” dell’operazione) che la si deve guardare da un’altra prospettiva…… magari da quella dei propri dipendenti e quella della clientela?

– la così tanto decantata “valorizzazione delle professionalità UBI” si realizza anche attraverso un efficace addestramento alle nuove procedure, ai nuovi processi organizzativi, invece si registrano, finora, frustrazione, senso di inadeguatezza, eccessivo stress e anche (purtroppo) malesseri fisici, inaccettabile contraddizione rispetto alla dichiarazione che “il capitale umano rimane la chiave del successo”.

Le carenze formative NON sono certamente attribuibili ai colleghi di provenienza UBI che hanno il diritto (dovere per l’azienda!) di essere prontamente addestrati, né tanto meno ai colleghi formatori/affiancatori ISP, che si sono e si stanno prodigando oltre ogni limite.

All’Azienda chiediamo di verificare, ORA(!), filiale per filiale, ufficio per ufficio, ruolo per ruolo, quali siano le lacune formative tuttora esistenti e di intervenire al più presto per colmarle, bloccando l’ossessiva rincorsa al budget durante il perdurare di questa situazione emergenziale.

Si richiede inoltre di fornire opportuno supporto con l’ingaggio di un numero adeguato di Steward per regolare l’ingente afflusso della clientela nelle Filiali che attualmente ne sono sfornite.

E’ palese che le responsabilità e le ricadute derivanti da eventuali errori operativi commessi a causa delle carenze formative e delle problematiche di cui sopra NON dovranno essere poste a carico del personale.

Pv-Lo-Cr, 07 Maggio 2021

 

COORDINATORI E RR.SS.AA. AREA LOMBARDIA SUD

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA -UNISIN

 

Click qui per visualizzare il volantino unitario

Area Liguria: Ascoltiamo chi lavora

Imperia, 7 maggio 2021

Care colleghe e cari colleghi.
E’ ormai passato più di un anno dall’inizio della pandemia, che ha visto i bancari della rete impegnati in prima linea con tutti i problemi, le comprensibili paure e le difficoltà che conosciamo.
Anche se giustamente limitati negli spostamenti, come rappresentanti sindacali abbiamo continuato a monitorare la situazione e ad essere un presidio contro mancanze (un esempio su tutti: i plexiglas), comportamenti e politiche commerciali scorrette, sfociati – almeno nella nostra Area – in un notevole incremento dei ricorsi contro le valutazioni.
Oggi, nonostante la situazione sanitaria non sia ancora del tutto tranquilla, riteniamo opportuno raccogliere direttamente dalla Vostra viva voce le impressioni sul “grande” successo (così come affermato dai vertici aziendali) dell’integrazione UBI.
A nostro avviso invece la situazione è prossima al collasso, tra esodi senza rimpiazzo, organici all’osso e pressioni commerciali sempre più esasperate.
Dalla prossima settimana saremo quindi, unitariamente e nel rispetto delle norme di legge, in tutte le agenzie della provincia a parlare con Voi, raccogliendo di persona problematiche e criticità di ogni filiale.
Vi renderemo poi partecipi di quanto emerso, in modo da concordare eventuali successive iniziative, anche con il coinvolgimento delle delegazioni trattanti.

fai click qui per leggere il comunicato unitario della provincia di Imperia

CAMPIONI, SUPEREROI O PERSONE?

A tre settimane dall’incorporazione dell’Ex Gruppo UBI in ISP, dopo i comunicati trionfalistici da parte aziendale, è il tempo di fare un primo bilancio realistico della situazione che stanno vivendo le colleghe ed i colleghi. Sicuramente per quello che è il contesto, parlare di “campioni” è riduttivo…

Alcune settimane prima della migrazione, denunciammo preventivamente la scarsa formazione fruita dai colleghi ex UBI, proprio al fine di evitare il disastro annunciato, purtroppo nonostante ci fosse ancora il tempo per intervenire, l’azienda ha scelto di non adottare correttivi. Ci si aspettava che la prima banca del paese sopperisse a tale carenza di formazione con una cospicua presenza di affiancatori, gli affiancatori “fisici” sono stati centellinati a causa della pandemia in corso ed in molte realtà sono stati concessi per una sola settimana. Quelli da “remoto”, oltre a dover assistere i nuovi colleghi, si trovano a portare avanti il proprio lavoro con un susseguirsi di appuntamenti, a raggiungere i budgets, a fare riunioni fuori orario, e anche a gestire le lamentele via via più accese della clientela.

Ma tutto questo non è stato considerato sufficiente per dimostrare di essere dei campioni: molti colleghi che faticosamente avevano iniziato a formarsi sul campo, in questi ultimi giorni sono stati spostati in uffici di direzione o nei distaccamenti FOL, vanificando di fatto, con una scelta che sembra immotivata ed intempestiva, tutto il sacrificio profuso in queste settimane e lasciando al contempo molte filiali sguarnite.

L’incorporazione tra la prima e la quarta banca del paese in tempi di pandemia è già un’impresa mai affrontata da nessuno.

Contestualmente all’incorporazione si è proceduto con la chiusura degli sportelli, con la creazione della divisione Agribusiness, di nuove filiali Impact e della Filiale On Line nelle Marche ricorrendo in entrambi i casi ad un reclutamento di lavoratori dalla rete e creando, nel caso della FOL,  nuovi teams e fino ad arrivare ai distaccamenti unipersonali dentro le filiali retail e determinando la riduzione degli organici; si sono disposti massicci trasferimenti di colleghi (comunicati anche senza nessun preavviso) comandati spesso a fare mestieri di cui non hanno alcuna conoscenza; si è provveduto alla nuova ennesima riduzione/trasferimento dei portafogli e alla riduzione delle scrivanie rispetto alle persone in organico.

 

Una concentrazione di interventi inopportuna e comunque male pianificata, una gestione confusa e non priva di errori che ha provocato caos nel lavoro quotidiano e messo i colleghi in grossa difficoltà, operando a proprio rischio e senza avere la consapevolezza di “lavorare bene”.

 

E, nel quadro generale, la grande latitante risulta la formazione, totalmente inadeguata al bisogno di mettere i colleghi in condizione di poter adempiere autonomamente ai nuovi incarichi come, solo per fare alcuni esempi, nel caso di diversi nuovi gestori Privati e Aziende, dei nuovi gestori e addetti Agribusiness, degli addetti agli uffici centrali, dei nuovi addetti della FOL regionale, tutti abbandonati al loro destino e a districarsi come meglio possono alla ricerca di guide e colleghi già formati e generosi.

Di tutte queste situazioni l’Azienda è a conoscenza? Quali saranno i correttivi che vorrà adottare?

Probabilmente l’Azienda ci considera più che dei campioni, dei supereroi con una salute di acciaio: la normativa anti Covid infatti è solo un lontano ricordo e continuiamo purtroppo a registrare casi di positività tra i colleghi.

Gli interventi realizzati hanno, infatti, determinato un sovraffollamento degli uffici, causato problemi per le  distanze di sicurezza che difficilmente possono essere rispettate; con sgomento constatiamo che, a tre settimane dalla migrazione molti colleghi non hanno ancora una scrivania e devono condividere telefoni e terminali; i plexiglass in molte unità produttive, a più di un anno di distanza dallo scoppio della pandemia, tardano ad arrivare e paradossalmente laddove i plexiglass ci sono, quelle che mancano sono le mascherine!

Fuori dalle filiali si verificano pericolosi assembramenti di clienti, in molti casi caratterizzati da risse ed insulti e dall’intervento delle forze dell’ordine, e proprio ora che servirebbe riconfermare la presenza degli steward (ma presso tutti gli sportelli), ISP fa scelte in controtendenza.

Qualcuno ha scelto di fare la migrazione sulla nostra pelle, sia su quella dei dipendenti ISP che si stanno spendendo con grande generosità ma che si sentono frustrati ed esausti perché non riescono ad arrivare dappertutto e ad aiutare i colleghi ex UBI, sia su quella di questi ultimi che sebbene preparati professionalmente ed armati dei migliori propositi si trovano spaesati, frastornati e senza risposte pronte. Le ricadute sui dipendenti, tutti i dipendenti, sono intollerabili!!

 

In questo contesto la richiesta di risultati commerciali sa veramente di beffa!!

 

Gravissima è la pressione per le telefonate senza risposta. Raccomandiamo a tutti i colleghi di segnalare, anche a mezzo dei propri dirigenti sindacali di riferimento, le inaccettabili ed inopportune pressioni commerciali, ora assolutamente fuori luogo, ed evitare al contempo di effettuare straordinari laddove non vengano pre-autorizzati e quindi retribuiti anche alla luce della nuova modalità di rilevazione della presenza che non prevede più l’automatica definizione dello straordinario.

Tutto il personale di ISP sta dimostrando anche in questo contesto di forte criticità il proprio valore, è il tempo che l’Azienda dimostri ai propri dipendenti di essere la prima banca del paese e di smettere di essere sorda alle tante segnalazioni che provengono, ormai giornalmente, da tutto il territorio nazionale.

Chiederemo come Coordinamento Area Marche un incontro urgente alle Relazioni Industriali, se non saranno adottate adeguate misure volte alla risoluzione definitiva dei problemi, utilizzeremo tutti gli strumenti di legge e di contratto a nostra disposizione soprattutto per tutelare la salute e la sicurezza dei colleghi.

Parlare di “campioni” o di supereroi non ci convince. Siamo persone normali che sanno che il lavoro quotidiano è costanza e dedizione e che viene svolto da lavoratrici e lavoratori che sanno unirsi, collaborare e fidarsi le une degli altri. L’eroismo è la strada di pochi, la collaborazione creativa è il vero superpotere ma purtroppo da sola non basta.

4 maggio 2021

Coordinatori territoriali Area Marche ISP

FABI        FIRST-CISL         FISAC-CGIL        UILCA          UNISIN

 

Area Liguria : caos organizzato?!?

A quasi un mese dalla fusione possiamo fare un primo bilancio, tutti abbiamo sofferto e stiamo soffrendo,
ma a soffrire maggiormente sono stati senza dubbio i colleghi delle filiali oggetto di accorpamento:
– Insufficiente ed inefficace formazione ai colleghi Ubi.
– Carenza di addestratori sia durante la fase di integrazione che successivamente.
– In molti uffici mancano ancora computer e stampanti.
– La filiale online non è in grado di far fronte alle innumerevoli chiamate.
– I clienti a seguito di problemi informatici arrivano alterati perché non riescono ad accedere ai loro conti.
– Le code sono chilometriche, con rischi di ordine pubblico, e l’eccessiva presenza non consente il rispetto
delle normative aziendali Covid.
– Gli steward, necessari per garantire l’accesso ordinato, sono troppo pochi e utilizzati a singhiozzo.
– Le richieste di informazioni e di verifica delle posizioni risultano difficoltose, in particolar modo per i
clienti aziende.
– Molti colleghi non riescono a rispettare la pausa pranzo.
– Le operazioni di cassa si prolungano spesso oltre il termine dell’orario pomeridiano previsto.
– La prestazione lavorativa straordinaria sta diventando la regola.
– I portafogli in monte nelle filiali grandi, con migliaia di clienti, generano centinaia di telefonate e mail.
– Abbiamo forti preoccupazioni sulle conseguenze future degli errori operativi che si stanno verificando.
Invitiamo quindi i responsabili della migrazione, a fare un giro nelle filiali per accertarsi di persona che le cose stanno andando diversamente da come si auspicavano e il cammino è ancora lungo.
Diamo, invece, il giusto merito alle colleghe e ai colleghi che stanno affrontando questo complicato momento con impegno, sacrificio e collaborazione, cercando comunque di soddisfare le richieste dei clienti.
Come OO.SS. dell’Area Liguria abbiamo segnalato alle funzioni competenti tutte le criticità rilevate nel nostro perimetro, chiedendo un fattivo intervento e risposte concrete per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di adempiere alle loro incombenze in un clima di serenità e di rispetto degli accordi e delle leggi vigenti.

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INCORPORAZIONE DI UBI NEL GRUPPO INTESA SANPAOLO La migrazione informatica porta con sé gravi criticità che continuano a perdurare. COMUNICATO STAMPA

Comunicato stampa

Il 12 aprile 2021 si è realizzata la fusione per incorporazione di UBI nel Gruppo Intesa Sanpaolo e contestualmente l’adeguamento al modello organizzativo di ISP e la migrazione informatica delle strutture provenienti dall’ex Gruppo UBI: due interventi che avevano l’obiettivo di razionalizzare i processi, uniformandoli all’interno di un’unica nuova realtà.
A distanza di oltre tre settimane dalla migrazione, le Organizzazioni sindacali di categoria su tutto il territorio nazionale denunciano le criticità che tuttora persistono sulla rete. Tali difficoltà non appaiono certamente meno gravi nelle province di Alessandria e Asti, interessate dal ridisegno delle articolazioni territoriali della Banca: un ridisegno che – all’insegna di “una maggiore vicinanza e rispetto ad ogni singola area geografica del nostro Paese” – ha visto la creazione di quattro nuove Direzioni Regionali una delle quali (Piemonte Sud e Liguria) con sede a Cuneo.

I rappresentanti sindacali aziendali delle due Province, nella persona di Orietta Santi per la Fabi, Marta Mancuso per la First/Cisl, Katiuscia Duò per la Fisac/Cgil, Andrea Sburlati per la Uilca e Paolo Mancarella per Unisin, esprimono preoccupazione per la situazione di grave difficoltà delle filiali e per il profondo disagio del personale, richiedendo interventi concreti.

“Gli annunci trionfalistici che hanno definito un successo la migrazione informatica e la promessa di attenzione ai territori espressi da parte dei massimi esponenti della Banca appaiono oggi sia ai dipendenti che alla clientela l’espressione della mancata conoscenza di come stiano realmente le cose.
Il livello di stress, frustrazione e senso di inadeguatezza da parte di tutto il personale non è più sostenibile, con inevitabili e preoccupanti ripercussioni sullo stato di salute di quelle stesse persone che fino a ieri svolgevano con professionalità e spirito di servizio il loro compito, mentre oggi non sono in grado di far fronte alle richieste di clienti comprensibilmente esasperati.”

Le OO.SS. hanno formalmente reso noto all’azienda le difficoltà e i rischi dell’attuale situazione, analizzandone le cause: prima fra tutte l’insufficienza degli organici per poter rispondere all’afflusso costante della clientela e inoltre una formazione inadeguata al momento di trasformazione.

L’emergenza Covid-19 avrebbe richiesto attenzione e misure adeguate senza che si trasformasse nel pretesto per ridurre l’attività di affiancamento e tutoraggio.
Le Organizzazioni sindacali ribadiscono che non intendono “dare per persa” nessuna delle rivendicazioni già presentate e che continueranno a richiedere all’azienda – che fino ad oggi ha negato le difficoltà o le ha attribuite all’assenza di spirito di adattamento dei dipendenti – opportuni interventi.
Le proposte che abbiamo avanzato sono concrete e non di difficile attuazione e, per quanto tardive, contribuirebbero a migliorare la situazione, a vantaggio del personale e della clientela. In sintesi chiediamo di:
• supportare con più organico le filiali maggiormente in difficoltà, anche con l’ausilio di steward all’ingresso.
• incrementare nel numero gli affiancatori e loro permanenza nelle filiali e negli uffici finché il personale ex UBI avrà acquisito la necessaria autonomia;
• potenziare i servizi telefonici per l’assistenza alla clientela che ricorre ai canali telematici;
• sospendere ogni sollecitazione alla vendita per il raggiungimento di obiettivi commerciali;
• adottare adeguate misure di contrasto alla diffusione del contagio attraverso l’installazione delle barriere in plexiglas e il rispetto dei distanziamenti che nella confusione imperante (in cui anche il regime degli appuntamenti non è sempre rispettato) rischiano di venir meno.
Le Organizzazioni sindacali FABI, FIRST CISL, FISAC CGIL, UILCA e UNISIN di Intesa Sanpaolo Asti e Alessandria richiedono a tutti i clienti comprensione e pazienza per i disagi del momento e assicurano a nome delle lavoratrici e dei lavoratori della Banca il massimo impegno del personale tutto per soddisfare le loro legittime richieste.

FABI – FIRST/CISL – FISAC/CGIL – UILCA – UNISIN COORDINATORI E RSA INTESA SANPAOLO Province Alessandria –

BANCARIO-SUPERMAN

Le RR.SS.AA. dell’Unità Produttiva di Bari, a pochi giorni dalla fatidica data del 12/4, rimangono attonite nel rilevare l’assoluta ingestibilità della situazione, che sta generando un clima di angoscia e frustrazione fra i colleghi, per una integrazione del Gruppo UBI, portata a termine inopinatamente alla velocità della luce.
L’Azienda – con gran clamore pubblicitario in merito ai primati italiani ed europei del “Gruppo che cresce” – nell’ambito della generale pesante ristrutturazione organizzativa (con la creazione di nuove Direzioni Regionali, diverse articolazioni della Funzione del Personale, o nuovi Business) ha voluto concentrare in un’unica data:
– migrazione informatica delle procedure e ribaltamento dei dati (con gravi “buchi procedurali” che hanno allarmato i clienti UBI i quali non avevano visibilità dei propri rapporti di conto);
– ricollocazione subitanea dei colleghi (spesso contattati all’ultimo istante e trasferiti a con comunicazione a mezzo filo) con assegnazione di mansioni anche diverse, se non inferiori, a quelle precedentemente svolte;
– chiusura di sedi/filiali importanti della piazza di Bari con zone vaste della città lasciate scoperte e relativa migrazione verso altri immobili di tutta la clientela e dei colleghi, anche a distanza considerevole e, spesso, con un vero e proprio “ammassamento” dei colleghi.

bancario superman

NUOVE POSTAZIONI FILIALE ONLINE

Direzione Regionale Lombardia Sud – INTESA SANPAOLO
29 aprile 2021

NUOVE POSTAZIONI FILIALE ONLINE

Questa operazione è stata condotta dall’Azienda unilateralmente non preavvisata e non condivisa con le Organizzazioni Sindacali.
Le poche notizie sono state fornite solo dietro richiesta delle Segreterie di Coordinamento a livello centrale.
Al primo elenco di filiali e colleghi interessati si stanno aggiungendo, goccia a goccia, altre persone dando l’impressione di un malcelato tentativo di non agitare troppo le acque, operando di nascosto.
Inizialmente sono stati contattati colleghe e colleghi della Rete Filiali per un semplice colloquio conoscitivo al fine di illustrare il funzionamento delle FOL ma le informazioni rilasciate sono state scarse e assolutamente non proiettate nel futuro, nemmeno quello a breve.
Illustrato il primo incontro come “progetto” in divenire, la comunicazione successiva, pervenuta pochi giorni dopo, rassegnava a colleghe e colleghi la decisione aziendale di essere trasferiti nella Filiale On Line pur mantenendo la presenza nella stessa filiale provvisoriamente.
Consideriamo negativamente la decisione aziendale, nel metodo e nel merito; le modalità di attuazione dell’iniziativa sono, a nostro avviso, non rispettose delle relazioni sindacali consolidate nel Gruppo ISP, che nella loro sostanza prevederebbero almeno una minima illustrazione delle ragioni e delle dinamiche organizzative.
Oggi la permanenza nella filiale di assegnazione appare provvisoria e, in alcuni casi, in conflitto con il resto dei colleghi per spazi e modalità di lavoro; trasferendo il pensiero in un prossimo futuro le persone coinvolte avranno a che fare, con molta probabilità, con turni e trasferimento nelle “stanze” delle FOL così come di norma organizzate.
L’azienda avrebbe potuto, in via generalizzata e preventiva lanciare un Job Posting???
In questo caso il progetto di creazione di una FOL in Direzione Regionale Lombardia Sud sarebbe partito su una base di volontarietà, visto il pessimo clima che si respira in rete, rispetto al passaggio “forzato” dal retail a quel tipo di filiale.
Come sindacato chiediamo trasparenza e rispetto delle situazioni personali e familiari dei colleghi che solo in questo modo si sentiranno “persone nel Gruppo” motivate come tanto decantato dai vertici del gruppo.

FABI – FIRST – FISAC CGIL – UIL CA – UNISIN
Direzione Regionale Lombardia Sud
Intesa Sanpaolo

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CLIENTI IN POZZANGHERA

Coordinamento Area Calabro Lucana

CLIENTI IN POZZANGHERA

Gestori peggio, Azienda non pervenuta

 

Abbiamo molto odiato i Promessi Sposi a scuola, ma bisogna riconoscere che Il Manzoni aveva profonde intuizioni, come quando diceva che per confondere la povera gente si usava il Latinorum. Oggi questa funzione è stata assunta dall’Inglese. Così, tra le tante traduzioni possibili di “Clienti in Pool” quella che ci sembra più attinente alla realtà del nostro Istituto è “clienti in pozzanghera”.

Si tratta di masse rilevanti di clientela, centinaia di clienti small, migliaia di clienti retail in una filiale media, che sono attribuite in carico ai Direttori di Filiale.

E’ ovvio che i Direttori (oberati da mille incombenze da quelle serissime dell’antiriciclaggio a quelle strettamente commerciali) con questa clientela non ci parlano proprio per cui i clienti in pool (che hanno esigenze come tutti gli altri) vengono spalmati sui gestori: una maniera molto elegante che l’azienda usa per eludere gli accordi sui ruoli professionali che essa stessa ha sottoscritto.

Purtroppo non si tratta di clienti che stanno a sollazzarsi in Piscina (forse tra le tante traduzioni possibili di Pool è questa quella che intende l’Azienda) ma si tratta di masse di clienti fantasma che si aggirano in filiali presidiate da gestori fantasma e in questo mondo surreale l’unico vero assente è l’Azienda,  che continua ad affidare pericolosamente masse di lavoro ad agenti esterni lasciando che l’assunzione del rischio e la gestione della relazione rimangano all’interno con l’unico vantaggio  di dare una generosa provvigione agli agenti.

L’Azienda è assente anche nelle Filiali (soprattutto quelle ex UBI o appena fuse con Filiali UBI) che andrebbero presidiate da stewart, magari con competenze psicologiche per poter smaltire le folle arrabbiate (e ammassate persino negli androni delle Filiali in barba al Covid) per l’inefficienza del servizio. Qui, non solo la pochissima formazione è stata fatta a distanza, ma sono state virtuali anche le dotazioni in termini di risorse che di dispositivi (pensiamo ad esempio alle carte versamento mancanti in una banca che vuole spingere all’uso delle casse automatiche). Abbiamo toccato con mano l’amarezza dei nuovi colleghi che pensavano di arrivare in una grande banca ma era solo una banca cresciuta male. Ci hanno detto che è stata la peggiore integrazione in numerosi anni di carriera a dispetto dai proclami roboanti.

L’azienda è assente in Filiali ormai allo stremo per assenza di personale ed è tempo di pensare a  una soluzione definitiva che non può avvenire attraverso  accorpamenti  di filiali,  peraltro come quelli fatti negli anni passati contro ogni logica  in maniera totalmente penalizzante del territorio e delle sue potenzialità, ma che deve passare attraverso un piano di assunzioni.

E’ necessario  aumentare il numero  gestori (che non ci sono) per poter servire  i clienti (che ci sono). A meno che il vero obiettivo non sia quello di perdere masse di clientela. O forse questo è un prezzo calcolato, approfittando del problema del Covid, per andare verso una banca sempre meno fisica.
Quali macerie resteranno alla fine della pandemia della banca pre-covid?
Sembra pochissime e sarà un incubo, non certo meritato dai colleghi …

 

Reggio Calabria 27.4.2021

 

IL CAOS REGNA SOVRANO – D.R. Milano e Provincia

IL CAOS REGNA SOVRANO
In questa fase delicata dell’integrazione di UBI Banca in Intesa Sanpaolo, il perdurare della pandemia non
aiuta lo svolgimento regolare delle operazioni ma, proprio per questo motivo, abbiamo il dovere di segnalare
le numerose carenze organizzative.
In particolare, dobbiamo evidenziare con fermezza le criticità emerse o peggiorate con il processo di
integrazione ancora inevitabilmente in corso:
– riportafogliazioni non comunicate, talvolta incongrue e non legate al miglioramento del servizio alla clientela,
con colleghe e colleghi rimasti senza portafoglio;
– postazioni inferiori rispetto alle presenze in filiale e con una prospettiva di breve termine ancora peggiore per
gli ulteriori accorpamenti annunciati e attesi nei prossimi mesi;
– formazione diventata per modalità e necessità insufficiente e inefficace;
– per l’integrazione massivi trasferimenti (di cui talvolta si è venuti a conoscenza dalle campagne commerciali
in Abc) mentre quelli per esigenze familiari e personali sono ancora accolti in numero troppo esiguo rispetto
alle richieste;
– assembramenti di clienti fuori e dentro le filiali per procedure legate alla migrazione.
Le pressioni commerciali continuano e troppi “capi”, focalizzati solo sui risultati e incuranti dell’attuale
contesto problematico e organizzativo, scaricano verso il basso la loro frustrazione e lo stress legato
all’esasperazione delle vendite!
In questo clima, il livello di sopportazione è giunto al limite!

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CAPI FILIALE…O “CAPRI ESPIATORI” DI INFINITI CONTROLLI?

 

DIRETTRICI E DIRETTORI SOTTO CRESCENTI RESPONSABILITA’ PERSONALI SENZA ADEGUATO SUPPORTO

 

Sui DIRETTORI DI FILIALE è stata riversata una quantità abnorme di controlli ai sensi della normativa antiriciclaggio, a cui si aggiungono tutti gli altri tradizionali controlli.

Il peso di questa attività, via via cresciuto nel tempo a seguito dell’evoluzione delle normative di legge in materia, è divenuto ormai talmente significativo da occupare buona parte della giornata lavorativa dei Direttori di Filiale, che hanno comunque e sempre tutte le altre incombenze di ruolo.

Infatti ai tradizionali e innumerevoli controlli sugli sconfini, su trasparenza, sui rating, sull’usura, per le pratiche di fido (corredo documentale), sui valori ecc. ecc., si sono aggiunti tutti quelli sempre più gravosi ai sensi della normativa antiriciclaggio.

A quest’ultimo riguardo, si parte con la continua richiesta di verifica degli “inattesi” ossia con una prima richiesta ai Direttori di verifica e giustificazione di determinate operazioni dei clienti.

Poi si passa a tutta la ulteriore e consistente attività nell’ambito del “Gianos3D” e quindi alla valutazione dei rischi medi. Arrivano numerose mail con richiesta di giustificare, in tempi sempre contingentati, posizioni aventi un determinato punteggio ai sensi della normativa AML. A ciò si aggiungono le prescrizioni da seguire (decisione non dei direttori) per i rischi alti.

Poi si arriva all’attività connessa alle segnalazioni AUI, attività di controllo aumentata esponenzialmente negli ultimi tempi a seguito dell’abbassamento, da euro 15.000 ad euro 5.000, della soglia di segnalazione e giustificazione delle operazioni in contanti. In procedura AUI, sono “cascate addosso” ai Direttori numerosissime operazioni da giustificare. Sono spesso operazioni contanti da 5.000 euro in su, eseguite agli MTA da clienti non della filiale capitati ad utilizzare casualmente quello sportello automatico.

Vista la non delegabilità di detti controlli e le responsabilità anche penali e quindi personali ad essi connesse, i Direttori per approfondire ogni singola operazione devono dedicare molto tempo (per acquisire le informazioni necessarie reperibili da visure camerali/da dichiarazioni dei redditi ecc.) in maniera diretta per i clienti della filiale ed in maniera indiretta per i clienti gestiti da altre filiali (come nel caso dei clienti imprese, private, ecc.). In questi ultimi casi, i tempi di lavorazione sono ancora più lunghi in quanto l’attività contempla scrivere ai vari gestori di riferimento e chiedere le informazioni necessarie, con un continuo andirivieni di mail. Per non parlare, come detto, dei controlli connessi ai versamenti contanti agli sportelli automatici effettuati da qualsiasi cliente decida casualmente di fermarsi allo sportello della filiale di quel “fortunato” Direttore.

Ciò è del tutto inaccettabile!

Tutte queste attività, nelle proporzioni raggiunte, non possono più essere considerate come attività accessorie del Direttore di Filiale, considerate le rilevanti responsabilità che ne conseguono. I Direttori vogliono essere sì responsabili, ma di ciò che verosimilmente, sia pur con fatica, è possibile presidiare, conoscere, verificare….ma nei termini sopra descritti ciò è oggi concretamente impossibile!

La responsabilità di questa mancanza di supporto, lo dichiamo chiaramente, non è assolutamente addebitabile ai colleghi degli Uffici Controlli che anzi prestano sempre massima collaborazione, pressati a loro volta da adempimenti antiriciclaggio via via crescenti e impellenti.

Occorre, invece, che l’Azienda si faccia carico di tale difetto organizzativo in quanto non è pensabile che si continui con un assetto dei controlli pensato a suo tempo per un numero di attività esponenzialmente inferiori a quelle di oggi, lasciando che i Direttori di Filiale siano i capri espiatori di tali disfunzioni.

Occorre, ad esempio, una Task Force che si faccia carico di tutto il controllo antiriciclaggio (dalla valutazione, alla acquisizione delle informazioni/documentazione, al monitoraggio) e che, a conclusione dell’intera lavorazione, si limiti ad inviare al Direttore un report sull’esito della valutazione.

In aggiunta, specialmente nelle Filiali medio/grandi, si potrebbe pensare alla figura di uno Specialista Antiriciclaggio che svolga, al posto del Direttore, tutte le incombenze della Task Force di cui sopra.

Ancora! L’Ufficio AML, quando prende la decisione di assegnare ad una posizione il rischio alto con prescrizione per la Filiale di chiusura rapporti, deve concludere il procedimento -dopo preventiva condivisione della decisione con il Direttore- con una comunicazione centralizzata al cliente. Non ci si rende infatti conto che, se trattasi di posizioni a rischio ad esempio criminalità ecc., la comunicazione inviata a firma del Direttore lo espone a pericoli alti ed ingiustificati.

 

Chiediamo ai Direttori di tenere costantemente aggiornati i nostri Dirigenti Fisac Puglia sull’evoluzione di tale grave problematica.

Ciò affinché la presente sia:

solo l’inizio di una legittima rivendicazione,

che dovrà prevedere ogni ulteriore iniziativa a tutela delle Lavoratrici e dei Lavoratori coinvolti!

 

24/04/2021  COORDINATORI FISAC/CGIL INTESA SANPAOLO PUGLIA

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