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ve110222 Vivono con i genitori, s’incontrano nei caffè, fanno amicizia su Facebook, studiano a tempo perso, ascoltano i rapper locali. E temono che non riusciranno mai a trovare un buon lavoro e a mettere su famiglia.
I più fortunati hanno un lavoro malpagato che detestano, i meno fortunati faticano a ottenere una laurea che non servirà a niente. Sentono che le loro idee, la loro creatività e la loro energia vengono soffocate. Il problema principale è la mancanza di posti di lavoro.
Sembra la fotografia dei nostri ragazzi ma si tratta dei giovani protagonisti delle proteste che stanno dilagando nel mondo arabo.
Sono circa 200 milioni gli abitanti del Maghreb bagnato dal Mediterraneo – quindi appena fuori della nostra porta di casa -, con una disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni che sfiora il 30% (come somiglia anche questo dato alla situazione italiana!).
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