Giovedì 25 settembre 2025, presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, si è svolta l’Audizione dei Rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali del settore, con la partecipazione della Segretaria Generale della FISAC CGIL Susy Esposito.
Nel corso della sua relazione, Susy Esposito ha ricordato come in Italia gli extra-utili del settore bancario e assicurativo e il sistema finanziario nel suo complesso, abbiano conosciuto «negli ultimissimi anni, risultati di straordinaria rilevanza».
Come sottolineato dalla Segretaria Generale della FISAC, «essi sono stati determinati prevalentemente, da un lato, dall’andamento dei tassi di interesse, che ha inciso in misura significativa sulla redditività degli intermediari, e dall’altro, dal contributo instancabile e qualificato delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, che hanno saputo garantire continuità operativa, capacità di innovazione e qualità dei servizi in un contesto di grande complessità.»
«Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi della FISAC CGIL su dati Banca d’Italia (…), nel periodo 2022-2025 il settore bancario italiano avrà registrato utili netti cumulati pari a circa 120 miliardi di euro e non meno di 57 miliardi di dividendi distribuiti agli azionisti.»
Susy Esposito ha poi considerato come questi risultati si collochino in un quadro internazionale attualmente caratterizzato da una perdurante instabilità dovuta ai conflitti in corso, e dall’incertezza delle politiche commerciali, in cui tuttavia il sistema bancario deve abbandonare la «“costante ossessione” per la riduzione dei costi (soprattutto del lavoro)» che lo ha caratterizzato «nelle fasi cicliche avverse come in quelle positive».
«La solidità patrimoniale e reddituale raggiunta deve tornare ad essere funzionale all’economia reale, non solo perché frutto di un impegno collettivo che ha visto imprese del settore e lavoratrici e lavoratori concorrere al rafforzamento di un comparto essenziale per la crescita economica del Paese, ma anche e soprattutto per il potenziale orientamento e sostegno allo sviluppo sostenibile, alla trasformazione strutturale del sistema delle imprese, alla riduzione delle diseguaglianze, all’inclusione sociale nonché all’economia e alla finanza pubblica, dell’Italia e dell’Europa» nel rispetto dei principi sanciti dalla «nostra Costituzione, che riconosce la funzione essenziale del credito e della disciplina dell’attività bancaria nell’ambito dell’economia nazionale».
Con riferimento all’ipotesi di un contributo straordinario da parte del sistema bancario, la Segretaria Generale ha dichiarato – «sempre con riferimento ai principi costituzionali, e in particolare alla progressività fiscale» – che «come FISAC CGIL riteniamo che occorra una riforma dell’intero impianto tributario all’insegna dell’equità orizzontale e verticale, in cui occorrerebbe una maggiore tassazione dei profitti (extra e non) di tutti i settori, incluso quindi quello finanziario, al fine di orientare il risparmio e generare nuove entrate strutturali nel bilancio dello Stato. Non misure straordinarie, palliativi o surrogati di misure fiscali».
«Ci troviamo in una fase nella quale il sistema bancario italiano è chiamato ad affrontare, da oggi e per i prossimi anni, sfide di particolare rilievo, legate a processi di trasformazione tecnologica e a profondi mutamenti della rete territoriale, già in sofferenza vista la tendenza generale del sistema bancario ordinario a ridurre sportelli e posti di lavoro (la cosiddetta “desertificazione”), soprattutto nei piccoli centri e nelle zone periferiche. In altre parole, il sistema tende a concentrarsi geograficamente nelle aree metropolitane e nelle zone ad alta intensità produttiva», con conseguenti «rischi di marginalizzazione per le comunità meno digitalizzate, per le persone anziane e per le piccole imprese che ancora necessitano di un rapporto diretto con gli sportelli bancari, nonché effetti negativi sull’andamento dell’occupazione» all’interno delle banche.
Al contrario «Occorre investire in nuova e buona occupazione affinché il sistema tutto possa ancora fondarsi sul fattore umano come elemento primario e insostituibile per lo sviluppo del settore.»
«Appare sempre più urgente la necessità di sviluppare una vera politica industriale che includa anche il settore finanziario». Questo non significa che lo Stato deve «partecipare direttamente alle operazioni di mercato, tantomeno con l’utilizzo improprio del golden power, che al contrario può rappresentare un elemento distorsivo e potenzialmente pericoloso», ma, al contrario, che lo Stato deve svolgere un’azione di indirizzo che garantisca «coerenza tra interessi pubblici e privati, evitando che sia solo la logica di breve periodo della remunerazione agli azionisti ed al top management a orientare le scelte».
«Più in generale” ha concluso Susy Esposito «siamo convinti che la contrattazione collettiva, le relazioni industriali, il dialogo sociale e il ruolo dei corpi intermedi e del sindacato vada sostenuto e supportato anche dalle istituzioni pubbliche poiché rappresentano non soltanto uno strumento di tutela dei diritti e di regolazione dei rapporti di lavoro, ma assumono il valore di una vera e propria leva strategica di politica economica e sociale, in grado di orientare l’economia e la finanza verso obiettivi di lungo periodo che rispondano agli interessi generali del Paese».
Il testo integrale della memoria consegnata alla Commissione è scaricabile al seguente link: https://drive.google.com/file/d/12DfCgADNQhtuW2FX3_qAHN3sIiFs5lWd/view




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