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“Tutto bene….., Madama la Marchesa.”

Il 22 luglio si sono incontrati le Organizzazioni Sindacali e i Rappresentanti della Banca, per la trimestrale della Regione Umbria. Al di là della correttezza formale che caratterizza tali incontri, rileviamo una profonda distanza tra la narrazione che le funzioni aziendali fanno della situazione e quello che quotidianamente viviamo nella rete e negli uffici.
La distanza è tale che ci interroghiamo su quale sia ormai, il reale significato di tali appuntamenti. Per la Banca è l’occasione di ribadire che dalle Alpi alla Sicilia “va tutto bene e viviamo nel migliore dei mondi possibili”.
Per i Sindacati e i Colleghi che essi rappresentano, è una dolorosa conferma di quanto siano ormai inconciliabili tali proclami, con la quotidianità che viviamo e di conseguenza, quanto siano inutili questi dialoghi tra sordi.
Gli organici ormai all’osso, appesantiti da uscite, dimissioni, ferie, malattie, quarantene e varie, sono giudicati dalla banca adeguatissimi e anzi in molti casi in eccesso, quindi quando noi chiediamo anche per la nostra Regione una giusta quota di assunzioni, esse ci sono negate.
Il dimensionamento di molte filiali e uffici, ormai solo simbolico e spesso anacronistico, vista la mole di clientela e pratiche che devono gestire, in conseguenza delle moltissime chiusure e accorpamenti e delle crescenti incombenze da svolgere, è giudicato sempre adeguato e mai passibile di revisioni se non al ribasso, senza conoscere nemmeno come tali decisioni sono state prese.
Gli spazi fisici e le condizioni di salubrità e decoro di molte sedi, a nostro parere non rispondenti né alle esigenze dei Clienti, né tantomeno dei Colleghi, sono invece ritenuti perfettamente idonei dalla Banca.
La formazione, a nostro giudizio pilastro insostituibile per un’adeguata protezione dai rischi professionali per i Colleghi, sta diventando, nonostante anche recenti accordi in materia, sempre più difficile da fruire in modo efficace, relegata in un ruolo ancillare, dalle sempre crescenti esigenze operative e dai pressanti obbiettivi di budget. Salvo tornare poi alla ribalta, come dovere non derogabile in occasione di contestazioni disciplinari, valutazioni personali e di struttura.
Lo smart working, tema delicatissimo da affrontare e gestire, per gli impatti che produce sulla qualità della vita e sulle prospettive professionali delle persone, rischia di diventare quasi uno strumento di scambio da usare per condizionare le scelte dei colleghi, specie di quelli adibiti alle filiali on line e ai distaccamenti, con forzature che potrebbero andare oltre le previsioni del CCNL di riferimento.
Questo è solo un parziale elenco delle abissali distanze che ormai rileviamo in Umbria e in tutta Italia, tra le posizioni della Banca e quelle dei lavoratori. Queste distanze sono così ampie che ci chiediamo e lo chiediamo alla Banca, ai suoi vertici nazionali, se non sia ora di cercare insieme, nuovi strumenti di relazioni sindacali e di praticare atteggiamenti diversi, di minore cecità nei confronti dei temi che i Sindacati sollevano, anche nell’interesse del futuro della nostra Banca.

Tutto questo non fa altro che ribadire ulteriormente un chiaro concetto: I DIRIGENTI AZIENDALI FANNO IL LORO LAVORO E SPESSO DOPO QUACHE ANNO VANNO ALTROVE, I DIPENDENTI, NORMALMENTE LEGANO TUTTA LA LORO VITA LAVORATIVA ALLA BANCA!

Spoleto, 29 luglio 2022

I Coordinatori Territoriali Intesa Sanpaolo dell’UMBRIA

FABI FIRST FISAC UILCA UNISIN

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