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Il Gruppo ISP ha pubblicato oggi i risultati dell’Analisi di Clima 2021, svolta coinvolgendo tutto il personale in Italia ed all’Estero, con un questionario on line nelle prime settimane di luglio. Unitamente sono stati richiesti idee e suggerimenti utili alla preparazione del nuovo Piano d’Impresa 2022-2025.

I risultati sono visibili sulla Intranet aziendale.

Una ricerca di questo genere, tanto più per il fatto che si è svolta in un periodo non facile per l’emergenza e per l’integrazione di UBI, merita senz’altro una riflessione approfondita, ma iniziamo a fornire a caldo qualche chiave di lettura.

Come spesso si dice “le risposte dipendono dalle domande che si fanno”, per cui un’analisi di clima con ambizioni di oggettività andrebbe commissionata ad un Ente autonomo esterno, quale una Università, come è stato ripetutamente richiesto dal Sindacato, anche a livello di Settore.

Bisogna comunque rilevare che l’adesione delle colleghe e dei colleghi è stata molto alta, con una partecipazione del 55,4% in Italia e del 48,7% all’Estero. Questo va letto come un segno inequivocabile di richiesta di coinvolgimento e di ascolto, nei confronti dell’Azienda in primis, ma al quale devono prestare attenzione anche le OO.SS.

Purtroppo è rimasta inevasa una richiesta che abbiamo formulato come FISAC CGIL, nel corso della presentazione: vorremmo conoscere la partecipazione suddivisa fra Sede e Filiali e soprattutto le risposte dei due insiemi. Abbiamo il forte sospetto che non sia così utile “fare la media” di due condizioni lavorative così diverse, che in questo anno e mezzo si sono ulteriormente divaricate.

 

L’ANALISI DI CLIMA

Si conferma nettamente al primo posto (90% nelle valutazioni positive), così come in passato, il rapporto con i colleghi: è il segno di una solidarietà diffusa e di una percezione “di squadra” che riteniamo sia alla base dei positivi risultati di Intesa Sanpaolo.

Analogamente si confermano alte la percezione di sicurezza del posto di lavoro al 86% e l’orgoglio di quanto si riesce a realizzare al 76%. Restano stabili anche tutte le valutazioni relative al “lavoro” svolto. Cose che non stupiscono più di tanto, visto che stiamo parlando di una delle aziende private più importanti del Paese.

Le cose, invece, iniziano ad andare non più così bene se si passa ad un’altra serie di indicatori quali il giudizio sui Capi, sul Vertice aziendale, sui cambiamenti, sulla partecipazione all’innovazione. Qui i giudizi, pur rimanendo in un campo ampiamente positivo, subiscono dei tracolli del 10/15% rispetto al 2019.

Colpisce che il medesimo calo di valutazione si rilevi anche su materie di contenuto più sociale quali il rifiuto di discriminazioni di genere e di età, la valorizzazione delle opportunità, il trasferimento delle competenze. Su argomenti quali trasparenza e oggettività della valutazione, formazione e percorsi di crescita professionale, la valutazione dei colleghi precipita al di sotto del 50%.

Infine ci sono dei problemi che vengono rilevati con forza, come già avveniva nel 2019: la troppa burocrazia, le possibilità di crescita e la insufficienza dei premi.

Per quanto riguarda lo Smart Working il maggiore addensamento delle risposte va sulla richiesta di 2 o 3 giorni a settimana. E’ un dato interessante che andrà analizzato con particolare attenzione, per sfruttare e ampliare tutte le opportunità offerte da questa modalità lavorativa che la congiuntura attuale ha reso molto più diffusa, conosciuta e praticata. Sempre comunque nel rispetto dell’indispensabile presupposto della volontarietà individuale.

 

PIANO DI IMPRESA 2022/2025

Sono importanti anche le risultanze dell’inchiesta su quali dovrebbero essere gli obiettivi del nuovo Piano d’Impresa. Per i lavoratori del perimetro italiano i primi tre obiettivi dovrebbero essere il rafforzamento delle professionalità, la semplificazione e la sostenibilità ambientale. Le aree da rafforzare per vincere la concorrenza dovrebbero essere la qualità delle persone, la loro motivazione ed i tempi di risposta al cliente. Sono risposte coerenti con le problematiche e le aspettative che sono state fatte rilevare nel precedente questionario.

In definitiva, anche ad una prima sommaria analisi, i dati ci dicono che le colleghe ed i colleghi rilevano non pochi problemi, che non possono essere celati dalla narrazione pubblica di Intesa Sanpaolo quale azienda di successo e socialmente responsabile. Appaiono una forte spinta verso argomenti di interesse sociale, l’orgoglio del lavoro svolto a cui non corrisponde un pieno riconoscimento, l’aspirazione a soddisfare il cliente con un servizio migliore; rimangono forti il senso di appartenenza e il legame fra lavoratori.

In ultima analisi pensiamo di poter affermare che le questioni evidenziate, anche quando in forma di problemi, trasmettono comunque la chiara indicazione che le risorse umane (direbbe l’azienda), i colleghi (diciamo noi) di Intesa Sanpaolo continuano ad essere a disposizione per migliorare la situazione oggettiva di tutti. Questo chiama in causa con forza la Banca che dovrà essere in grado cogliere l’opportunità con la sua organizzazione aziendale. E chiede risposte anche alla contrattazione sindacale collettiva che dovrà fornirle a partire dalle trattative di armonizzazione in corso da qui alla fine dell’anno.

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